Cassazione: il caporalato non trova applicazione in caso di lavoro intellettuale
La Cassazione con la sentenza n. 43662 del 2024 stabilisce che il reato di caporalato non si applica al lavoro intellettuale, ribaltando una precedente condanna.
La Cassazione con la sentenza n. 43662 del 2024 stabilisce che il reato di caporalato non si applica al lavoro intellettuale, ribaltando una precedente condanna.
L’ordinanza n. 30079 della Cassazione chiarisce i criteri di legittimità dei controlli difensivi attuati dal datore di lavoro, sottolineando la necessità di bilanciare la protezione degli interessi aziendali con la riservatezza del lavoratore.
L’ordinanza della Cassazione chiarisce che l’esternalizzazione mediante subappalto non costituisce trasferimento d’azienda né cambio di appalto.
La Cassazione stabilisce che il possesso del DURC non impedisce all’INPS di recuperare contributi dovuti, ribaltando una precedente sentenza della Corte d’Appello.
La Cassazione stabilisce che il diritto di precedenza nelle assunzioni può essere manifestato anche durante il rapporto di lavoro, ribaltando una sentenza della Corte d’Appello.
L’ordinanza n. 29400 del 2024 della Cassazione chiarisce l’onere della prova per i lavoratori che denunciano mobbing, sottolineando la necessità di dimostrare l’intento persecutorio del datore di lavoro.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 30613 del 28.11.2024, conferma la legittimità del licenziamento di un dipendente che ha abusato della fiducia del datore di lavoro, utilizzando sotterfugi per evitare di recarsi al lavoro.
La Cassazione stabilisce che un datore di lavoro può contestare i certificati medici dei dipendenti senza presentare querela di falso, ribaltando la decisione della Corte d’Appello.
La Cassazione con l’ordinanza n. 29157 del 12.11.2024 stabilisce che il committente è responsabile per la sicurezza dei dipendenti degli appaltatori, ribaltando una precedente sentenza e riconoscendo la responsabilità solidale in caso di infortuni.
La Cassazione dichiara illegittimo il licenziamento di un malato oncologico a cui è stato negato il trasferimento in una sede più vicina, evidenziando l’obbligo di accomodamenti ragionevoli per i disabili.