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Il Jobs Act al vaglio delle giurisdizioni superiori


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La riforma del lavoro attuata a cavallo tra il 2014 ed il 2015, a tutti nota come Jobs Act, sin dalla sua entrata in vigore è stata oggetto di numerosi dibattiti e critiche.

Le innovazioni apportate dalla stessa - e, in particolar modo, il nuovo sistema di tutele introdotto - hanno indotto in più occasioni i Giudici di merito, che si sono trovati ad attuarle, a rimettere alle giurisdizioni superiori questioni attinenti alla legittimità costituzionale ed alla conformità al diritto comunitario delle norme introdotte dalla riforma.

Di seguito riportiamo un breve excursus, in ordine cronologico, delle pronunce emanate in merito:

1. Corte Costituzionale sentenza n. 194 del 08.11.2018

A seguito della rimessione della questione ad opera del Tribunale di Roma – chiamato ad intervenire in un procedimento inerente all’impugnativa giudiziale di un licenziamento irrogato ad una lavoratrice assunta con il c.d. contratto a tutele crescenti – la Corte Costituzionale ha affermato che il risarcimento proporzionato alla sola anzianità di servizio previsto dal Jobs Act viola i principi costituzionali di eguaglianza e ragionevolezza.
In particolare, la Consulta ha affermato che, in caso di licenziamento illegittimo, il giudice deve poter determinare in modo discrezionale il relativo indennizzo, tenendo conto, senza parametri rigidi, di altri elementi quali il numero dei dipendenti occupati, le dimensioni dell’attività economica, il comportamento e le condizioni delle parti (sul punto si veda: Corte Costituzionale: incostituzionale il criterio di determinazione dell’indennità di licenziamento basato solo sull’anzianità di servizio).

 

2. Corte Costituzionale sentenza n. 150 del 16.07.2020

A seguito della rimessione della questione ad opera dei Tribunali di Roma e Bari – chiamati ad intervenire in procedimenti inerenti all’impugnativa giudiziale di licenziamenti irrogati a lavoratori assunti con il c.d. contratto a tutele crescenti – la Corte Costituzionale ha affermato l’illegittimità della norma che ancora il risarcimento previsto per il recesso affetto da vizi formali e procedurali unicamente all’anzianità di servizio.
In particolare, la Consulta ha affermato che detta violazione non solo non rappresenta una sanzione efficace, atta a dissuadere il datore dal violare la legge, ma non compensa neanche il pregiudizio arrecato dall’inosservanza di garanzie formali e procedurali, che in materia di licenziamento risultano fondamentali (sul punto si veda: Corte Costituzionale: è incostituzionale la norma che prevede che l’indennità per i licenziamenti con vizi formali si basi solo sull’anzianità di servizio).

 

3. Corte Costituzionale sentenza n. 254 del 26.11.2020

La Corte d’Appello di Napoli – chiamata ad intervenire in un procedimento inerente all’impugnativa giudiziale di un licenziamento irrogato, nell’ambito di una procedura collettiva, ad una lavoratrice assunta con il c.d. contratto a tutele crescenti – solleva un problema di legittimità costituzionale dell’art. 1, comma 7, L. 183/2014 e degli artt. 1 e 10 del D.Lgs. 23/2015. Ciò, in quanto - nell’ipotesi della stessa violazione dei criteri di scelta avvenuta contestualmente in una medesima procedura di licenziamento collettivo - introdurrebbero un regime sanzionatorio differenziato a seconda della data di assunzione dei lavoratori coinvolti.
La Corte Costituzionale dichiara inammissibile la questione sollevata, dal momento che l’ordinanza di rimessione difettava di un elemento essenziale, avendo trascurato di descrivere la fattispecie concreta (sul punto si veda: Corte Costituzionale: inammissibili le questioni sul regime sanzionatorio previsto dal Jobs Act per i licenziamenti collettivi).

 

4. Tribunale di Roma ordinanza di rimessione del 24.02.2021

Il Tribunale di Roma – chiamato ad intervenire in un procedimento inerente all’impugnativa giudiziale di un licenziamento per g.m.o. irrogato ad una lavoratrice assunta con il c.d. contratto a tutele crescenti da una società avente meno di 15 dipendenti – solleva un problema di legittimità costituzionale dell’art. 9, comma 1, del D.Lgs. 23/2015, nella parte in cui afferma che: “ove il datore di lavoro non raggiunga i requisiti dimensionali di cui all’articolo 18, ottavo e nono comma, della legge n. 300 del 1970, … l’ammontare delle indennità e dell’importo previsti dall’articolo 3, comma 1, … è dimezzato e non può in ogni caso superare il limite delle sei mensilità”.
A fondamento della predetta affermazione, il Giudice remittente sostiene che la cornice edittale prevista dall’art. 9 è in contrasto con il criterio di adeguatezza e deterrenza della sanzione stabilito dagli art. 3 commi 1 e 4, 35 coma 1 e 117 comma 1 Cost., e dall’art. 24 della carta Sociale Europea.
In particolare, ad opinione del Tribunale, lo stretto margine discrezionale imposto dalla norma censurata non risulta affatto dissuasivo nei confronti dei comportamenti illegittimi dei datori di lavoro.

 

5. Corte di Giustizia dell’Unione Europea sentenza C-652/2019 del 17.03.2021

Il Tribunale di Milano – che a seguito della declaratoria di illegittimità di un licenziamento collettivo per violazione dei criteri di scelta, aveva disposto la reintegra per 349 dipendenti ed aveva, invece, riconosciuto un’indennità risarcitoria ad una sola lavoratrice, in quanto assunta dopo il 7 marzo 2015 – chiede alla CGUE se detto differente trattamento potesse essere contrario ai diritti previsti a livello europeo.
La Corte di Giustizia, investita della questione, ha affermato che non è lesivo del diritto comunitario il doppio regime di tutela stabilito dal c.d. Jobs Act tra lavoratori assunti a tempo indeterminato prima e dopo il 7 marzo 2015, essendo tale scelta dettata dalla volontà di incentivare la stabilizzazione dei rapporti a termine (sul punto si veda: Corte di Giustizia Europea: il regime di tutela previsto dal Jobs Act non è contrario al diritto comunitario).

Il tutto, nell’attesa che anche in futuro gli interventi giurisdizionali possano incidere ancora sui contenuti introdotti dalla tanto “bistrattata” riforma.

A cura di Fieldfisher