Cassazione: onere della prova in tema di riduzione dell’orario lavorativo
La Cassazione stabilisce che la riduzione dell’orario di lavoro richiede un accordo tra le parti, non essendo possibile una decisione unilaterale del datore.
La Cassazione stabilisce che la riduzione dell’orario di lavoro richiede un accordo tra le parti, non essendo possibile una decisione unilaterale del datore.
La Cassazione, con la sentenza n. 15168 del 2019, stabilisce che l’omessa vigilanza di un quadro direttivo su un sottoposto può giustificare il licenziamento per giusta causa, compromettendo il vincolo fiduciario.
La Cassazione, con la sentenza n. 16052 del 2019, chiarisce che il risarcimento per nullità del termine di un contratto di lavoro è applicabile solo se la sentenza prevede la riammissione del lavoratore.
La Cassazione stabilisce che i datori di lavoro devono versare contributi anche per i giorni di assenza ingiustificata dei dipendenti, confermando il principio di autonomia del rapporto contributivo.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli Stati membri devono proteggere i lavoratori da licenziamenti o trattamenti sfavorevoli in risposta a reclami o azioni legali per la parità di trattamento.
La Cassazione, con la sentenza n. 15379 del 06.06.2019, stabilisce che il credito del lavoratore per retribuzioni maturate non può essere escluso dal passivo del datore fallito, anche se il lavoratore non ha offerto la propria prestazione dopo la sentenza di reintegra.
Il Tribunale di Napoli ha dichiarato nullo un verbale di conciliazione firmato sotto minaccia di danno ingiusto, nonostante fosse stipulato in sede protetta.
La Cassazione, con la sentenza n. 13425 del 17.05.2019, stabilisce che la retribuzione durante le ferie deve includere tutti gli elementi funzionali al ruolo del lavoratore. La Corte accoglie il ricorso di un lavoratore per l’inclusione dell’indennità di navigazione nella retribuzione delle ferie.
La Cassazione stabilisce che il giudice non è vincolato dalle ipotesi di giusta causa definite dal CCNL, ma deve considerarle come parametri per valutare la giusta causa di licenziamento.
Il Tribunale di Parma ha stabilito che le offese al datore in una chat WhatsApp non giustificano il licenziamento se accompagnate da emoticon e battute umoristiche.