CNEL : Al via la riorganizzazione dell’ archivio CNEL dei contratti collettivi

Avviato nell’aprile dell’anno scorso, il processo di riorganizzazione dell’ archivio nazionale del contratti collettivi del CNEL è stato portato a termine. Integrato con nuovi strumenti, l’ archivio consente per la prima volta di disporre di una base informativa trasparente, accessibile e strutturata per settori ATECO , con schede contratto dettagliate e verificabili sui contenuti normativi e retributivi effettivamente applicati nelle imprese. Le funzioni sono molteplici: si va dalla semplice informazione ai lavoratori della disciplina applicabile al rapporto di lavoro, sino al contrasto al dumping contrattuale e al supporto a stazioni appaltanti e operatori economici per valutazioni oggettive di equivalenza contrattuale nell’ambito delle procedure di affidamento lavori previste dal Codice dei contratti pubblici.

Il ruolo dell’archivio CNEL –  Storicamente, l’archivio del CNEL rappresenta la fonte istituzionale per la conservazione e la consultazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro in Italia.

Istituito ai sensi dell’articolo 17 della legge 30 dicembre 1986, n. 936, l’archivio svolge diversi ruoli chiave per il mercato del lavoro: pubblicità e trasparenza dei contratti, supporto alle istituzioni nell’ attività di analisi degli accordi e monitoraggio.

Tuttavia, fino alla recente riforma, la sua efficacia è stata limitata da alcune criticità strutturali, tra cui l’assenza di criteri selettivi rigorosi e una frequente sovrapposizione tra i contratti realmente operativi e quelli aventi un valore puramente formale. Queste carenze hanno reso l’utilizzo dell’archivio particolarmente complesso per le imprese e le amministrazioni, ostacolandone l’operatività.

Il sistema della contrattazione collettiva in Italia ha nel frattempo registrato un aumento significativo senza precedenti, portando il numero di accordi depositati a superare la soglia delle mille unità. Questa crescita non è stata però sinonimo di una maggiore tutela, poiché una parte rilevante di tali contratti è risultata sottoscritta da organizzazioni prive di una effettiva rappresentanza comparativa e applicata a una platea di lavoratori estremamente esigua.

L’ampia disponibilità di accordi meno onerosi, sia sotto il profilo retributivo che normativo, ha finito per generare un terreno fertile per il cosiddetto dumping contrattuale, alterando le dinamiche del mercato a scapito della qualità del lavoro e della concorrenza tra imprese.

Nuovo criterio selettivo dei contratti – Il deposito del contratto collettivo non sarà più rimesso alla libera scelta delle parti stipulanti. Il CNEL procederà infatti a una selezione dei testi basata su criteri oggettivi, atti a verificare l’effettivo radicamento delle organizzazioni firmatarie all’interno del sistema produttivo.

Grazie all’associazione con il codice alfanumerico dei contratti, e il possibile incrocio con i dati delle denunce contributive INPS ( uniemens),  il CNEL misurerà il numero di lavoratori effettivamente coperti dal contratto. Potranno essere collocati nella sezione dei contratti collettivi dell’ archivio solo i CCNL applicati ad almeno il 5% dei dipendenti di una divisione ATECO o al 3% in almeno una divisione nel caso di contratti multi-settoriali.

Il nuovo approccio permetterà di individuare con precisione gli accordi realmente rappresentativi e applicati, garantendo una distinzione chiara e trasparente tra la contrattazione collettiva leader e quella caratterizzata da un’applicazione puramente marginale. Grazie a questa innovazione, il sistema punta a ridimensionare il fenomeno del dumping contrattuale, contrastando la frammentazione causata dagli oltre 800 contratti depositati da sigle minori che, nel complesso, arrivano a coprire appena il 2% dei lavoratori del settore privato, a fronte di 99 contratti sottoscritti da CGIL, CISL e UIL che coprono il 97% dei lavoratori.

Schede contratto per gli appalti – La riorganizzazione è completata dall’introduzione delle «schede contratto standardizzate», già operative per i principali contratti nazionali del settore terziario con una copertura di circa 5 milioni di lavoratori nei vari settori.

Le schede sono costruite in base alle voci retributive e normative previste dal Codice dei contratti pubblici. Integrate da note comparative, costituiscono, quindi, uno strumento tecnico che consentirà agli operatori e alle stazioni appaltanti di valutare in maniera oggettiva l’equivalenza tra contratti collettivi, ai sensi dell’ art. 11 del D.Lgs. n. 36/2023, rafforzando la trasparenza del sistema e rendendo più concretamente verificabile anche negli appalti pubblici il fenomeno del dumping contrattuale (Appalti : ANAC e CNEL per un corretto utilizzo dei CCNL) .

Criteri per la rappresentatività ? – Quello della riorganizzazione dell’archivio CNEL è certamente un passo significativo nel contrasto al dumping contrattuale. Tuttavia non deve essere considerato come risolutivo e tanto meno come sostitutivo della definizione, non più prorogabile, del concetto di rappresentatività delle associazioni datoriali e sindacali  e della sua misurazione. Una definizione, da costruire con l’accordo delle parti sociali, e che non può essere in alcun modo surrogata dal concetto di ‘contratti  maggiormente applicati’, come era invece nelle intenzioni della delega al governo sul salario minimo poi giustamente abbandonata per l’opposizione delle parti sociali. Sebbene oggi i contratti comparativamente più rappresentativi sono anche quelli maggiormente applicati, adottare quest’ultimo criterio per identificare i contratti di riferimento porterebbe ben presto a dare alla sola parte datoriale, anche al di fuori delle proprie associazioni di rappresentanza, il potere di determinare unilateralmente quali devono essere i contratti di riferimento  per ciascuna categoria.

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