Cassazione: la condanna per mafia antecedente all’assunzione non legittima il licenziamento
La Cassazione ha stabilito che una condanna per mafia antecedente all’assunzione non legittima il licenziamento se non compromette il vincolo fiduciario.
La Cassazione ha stabilito che una condanna per mafia antecedente all’assunzione non legittima il licenziamento se non compromette il vincolo fiduciario.
La Cassazione stabilisce che un pregiudizio potenziale è sufficiente per giustificare il licenziamento, se la condotta del lavoratore compromette l’affidabilità nei servizi finanziari.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 2084 del 2024, stabilisce che il datore di lavoro può essere ritenuto responsabile se adotta condizioni di lavoro stressogene, anche se non si configura il mobbing.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 1476 del 2024, stabilisce che la giusta causa di licenziamento non dipende dal danno economico subito dall’azienda, ma dall’incidenza della condotta del dipendente sul vincolo fiduciario.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 4256 del 16.02.2024, stabilisce che l’illegittimità del conferimento di una posizione organizzativa non impedisce al dipendente di ricevere la retribuzione se ha svolto le mansioni previste.
La Cassazione, con la sentenza n. 4350 del 19.02.2024, stabilisce che una continuativa prestazione oraria a tempo pieno trasforma il contratto part-time in full-time per fatti concludenti.
La Cassazione penale, con la sentenza n. 7128 del 2024, chiarisce che il reato di estorsione da parte del datore è configurabile solo con un rapporto di lavoro esistente.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 4313 del 19.02.2024, ha stabilito che le pratiche discriminatorie nei confronti dei lavoratori part-time penalizzano principalmente le donne, data la loro maggiore presenza in tali posizioni per motivi familiari e assistenziali.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 1909 del 2024, stabilisce l’inderogabilità della competenza territoriale nel rito del lavoro, rigettando il ricorso di un’organizzazione sindacale.
L’articolo analizza l’ordinanza della Cassazione n. 3822/2024, che chiarisce gli elementi che un giudice deve considerare nelle cause di mobbing, sottolineando l’importanza di valutare l’intento persecutorio e la responsabilità del datore di lavoro.