Cassazione: il dipendente che stampa troppo può essere licenziato?
La Cassazione ha stabilito che il licenziamento per eccessive stampe è illegittimo, riconoscendo invece una sanzione conservativa prevista dal CCNL.
La Cassazione ha stabilito che il licenziamento per eccessive stampe è illegittimo, riconoscendo invece una sanzione conservativa prevista dal CCNL.
La Cassazione, con la sentenza n. 19348 del 2024, stabilisce che il diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato può essere esercitato anche durante un contratto a termine, ribaltando una precedente decisione della Corte d’Appello.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 18094 del 2024, chiarisce le cautele necessarie per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo di un disabile assunto obbligatoriamente, sottolineando l’importanza delle verifiche della commissione integrata.
L’ordinanza della Cassazione n. 20938 del 26.07.2024 stabilisce che il valore economico dell’auto aziendale ad uso promiscuo va incluso nella retribuzione per il calcolo dell’indennità sostitutiva del preavviso.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 21299 del 2024, stabilisce che le procedure di licenziamento collettivo si applicano anche ai dirigenti, in conformità con il diritto comunitario.
L’articolo analizza l’ordinanza della Cassazione sul diritto al buono pasto, collegato alla pausa di lavoro e previsto dalla contrattazione collettiva quando la prestazione supera le sei ore.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 18892 del 10.07.2024, ribadisce i limiti al potere di trasferimento del lavoratore reintegrato, stabilendo che il datore di lavoro deve reintegrare il dipendente nella stessa sede salvo impossibilità dimostrata.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 18390 del 2024, stabilisce che il mancato riposo compensativo causa danni da usura psico-fisica e deve essere continuativo.
La Cassazione, con la sentenza n. 16618 del 14.06.2024, stabilisce che il giudicato sul diritto al risarcimento per ritardata assunzione condiziona il giudizio sul diritto all’assunzione stessa.
La Cassazione stabilisce che una causa per demansionamento può essere presentata anche dopo la fine del rapporto di lavoro e quando la reintegra non è più possibile, ribaltando una precedente sentenza della Corte d’Appello.