Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha recentemente diffuso i dati aggiornati relativi alla procedura di deposito telematico dei contratti per la detassazione dei premi di risultato. Secondo le evidenze del report, riferite al 15 luglio 2026, il panorama contrattuale italiano mostra un consolidamento e un’evoluzione delle strategie di incentivazione. I contratti di produttività attualmente attivi hanno raggiunto quota 15.565, delineando un quadro in cui le imprese puntano non solo sui volumi, ma sempre di più sul benessere dei lavoratori e sugli standard qualitativi.
Entrando nel merito delle finalità previste dagli accordi, gli obiettivi legati alla produttività mantengono il primato assoluto, confermandosi il motore principale in ben 12.806 contratti. Tuttavia, la vera dinamica di crescita si osserva in due ambiti specifici: gli obiettivi di qualità, presenti in 8.321 contratti, e le misure di welfare aziendale, previste in 10.233 intese. Questi due indicatori registrano infatti un incremento rispettivamente del 5 e del 3,6 % rispetto allo stesso periodo del 2025. Completano il quadro 9.853 contratti orientati a traguardi di redditività e 1.381 accordi che includono piani di partecipazione aziendale.
Per quanto concerne l’articolazione della contrattazione, la dimensione aziendale si conferma nettamente prevalente con 13.354 accordi attivi, segnando una crescita del 3,4 % su base annua. Al contrario, la contrattazione territoriale, ferma a 2.211 contratti, subisce una severa contrazione del 21,7% rispetto all’anno precedente.
Analizzando la demografia delle imprese coinvolte, emerge che il ricorso ai premi di risultato è ampiamente diffuso anche tra le realtà più piccole: il quarantasette per cento dei contratti attivi riguarda infatti aziende con meno di cinquanta dipendenti, seguite dalle grandi imprese con oltre cento dipendenti che assorbono il trentotto per cento degli accordi, e dalla fascia intermedia tra cinquanta e novantanove dipendenti che ne copre il restante quindici per cento. Complessivamente, l’archivio del Ministero annovera un totale storico di 126.466 contratti depositati, con un balzo in avanti del 12,6 % rispetto all’anno passato.
L’impatto economico di questi accordi coinvolge una platea molto ampia, tutelando oltre quattro milioni e duecentomila lavoratori dipendenti. Il premio medio annuo riconosciuto ha superato la soglia dei 1.800 euro, attestandosi a 1.815,43 euro, un valore che evidenzia una crescita di oltre 210 euro rispetto alle rilevazioni di dicembre 2025. A rendere questi premi particolarmente vantaggiosi è il regime fiscale agevolato profondamente rafforzato dall’ultima Legge di Bilancio.
Da gennaio 2026, infatti, sulle somme erogate a titolo di premio di risultato si applica un’aliquota di tassazione estremamente ridotta, pari all’uno per cento, calcolata su un importo massimo innalzato a cinquemila euro lordi. Questo beneficio fiscale è destinato ai dipendenti del settore privato, assunti a tempo determinato o indeterminato, a patto che non abbiano superato la soglia degli ottantamila euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente. Questa misura rappresenta l’approdo di una strategia di progressiva detassazione avviata con la Manovra per il 2023, che aveva inizialmente dimezzato l’aliquota dal dieci al cinque per cento, per poi essere prorogata e ulteriormente potenziata, confermandosi uno strumento cruciale per il rilancio del potere d’acquisto dei lavoratori e la competitività del sistema produttivo.

