Cassazione: va proposta querela di falso per disconoscere la firma apposta per ricevuta nella lettera di licenziamento

Con l’ordinanza n. 11945 del 30.04.2026, la Cassazione afferma che il dipendente che disconosce la propria firma apposta nella lettera di licenziamento, sostenendo di aver sottoscritto un documento bianco, deve proporre querela di falso.

Il fatto affrontato

Il dipendente impugna giudizialmente il recesso irrogatogli, deducendo di essere stato licenziato oralmente.

Nel costituirsi in giudizio, la società eccepisce di aver intimato il licenziamento in forma scritta, producendo copia della lettera sottoscritta dal ricorrente per ricevuta.

La Corte d’Appello rigetta la predetta domanda, poiché il lavoratore aveva disconosciuto il contenuto della comunicazione, avendola firmata in bianco, senza proporre querela di falso.

L’ordinanza

La Cassazione – nel confermare la pronuncia di merito – rileva, preliminarmente, che è tenuto a proporre querela di falso chi, dopo aver apposto la propria firma su un atto, ne disconosca il contenuto, come avviene nel caso di chi sottoscrive un documento in bianco.

In queste ipotesi, continua la sentenza, non vi è, infatti, un semplice disconoscimento della sottoscrizione, ma una vera e propria contestazione della formazione stessa dell’atto.

Su tali presupposti, la Suprema Corte rigetta il ricorso del dipendente, avendo egli omesso di proporre querela di falso per inficiare la validità processuale della lettera di licenziamento prodotta dall’azienda.

Torna in alto