Una bussola per navigare tra le retribuzioni dei diversi Paesi europei e avere punti di riferimento che vadano oltre la sola paga mensile. È il risultato dell’analisi contenuta nel nuovo approfondimento della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, dal titolo “Analisi retributiva: disciplina italiana a confronto con altri Stati comunitari”, dedicata quest’anno a Grecia, Irlanda e Olanda, dopo la panoramica su Francia, Germania, Spagna, Romania e Svezia, contenuta nell’edizione 2025.
Dall’approfondimento emerge che guardare al solo cedolino mensile può portare a sottostimare molti elementi presenti nel sistema italiano, in grado di influenzare sensibilmente il risultato finale: dalle mensilità aggiuntive al Trattamento di fine rapporto, fino alle tutele per malattia e maternità.
Il Tec si innesta in un sistema nel quale elementi come la tredicesima mensilità e il Tfr sono diritti generalizzati, mentre la contrattazione collettiva arricchisce il trattamento economico con ulteriori mensilità, indennità e strumenti di welfare.
Qui, tuttavia, comincia anche il paradosso italiano: avere un sistema retributivo articolato, affidato ai Ccnl, non equivale ad avere lavoratori «meglio pagati». Le virtù del modello, infatti, si fermano davanti alle debolezze tipiche: salari reali che faticano a recuperare sull’inflazione, anche per via di rinnovi contrattuali troppo lenti (l’attesa media di 18,2 mesi); produttività stagnante e un cuneo fiscale e contributivo che continua a separare, in misura molto significativa, ciò che il lavoro costa all’impresa da quel che arriva in tasca del lavoratore, come emerge dalle analisi dell’Ocse nel «Taxing Wages 2026».
Il confronto con gli altri paesi
Il primo confronto è con la Grecia, dove esiste un salario minimo legale e sono previste anche gratifiche aggiuntive, tra cui la natalizia. Quando si passa dalla singola voce retributiva all’insieme delle tutele, però, il quadro cambia. Per la malattia, ad esempio, il sistema italiano assicura tutele più ampie sotto il profilo della durata dell’indennità sostitutiva della retribuzione. Idem sulle tutele per la cessazione del rapporto di lavoro: la Grecia non ha un vero e proprio Tfr, come l’Italia, ma solo un’indennità di licenziamento.
In Irlanda, il minimo è alto, ma il pacchetto delle ulteriori tutele più leggero. Dal 1° gennaio 2026 il salario minimo per chi ha almeno 20 anni è 14,15 euro l’ora e scende per le fasce più giovani. Tredicesima e altre mensilità aggiuntive non sono diritti di legge, ma possono essere riconosciute dal contratto di assunzione, dalla contrattazione collettiva e dalla prassi aziendale. Non c’è il Tfr, ma la «Statutory Redundancy Payment» che non ha natura retributiva, opera solo in caso di perdita involontaria del lavoro ed è comunque limitata a 600 euro settimanali.
Stesse conclusioni dal confronto con l’Olanda. Il salario minimo per chi ha 21 anni o più è di 14,99 euro l’ora; la retribuzione è collegata alla prestazione lavorativa e non prevede mensilità aggiuntive. Al posto del Tfr esiste un’indennità di transizione, che non opera in tutti i casi di cessazione. A differenza degli altri Paesi, però, l’Olanda presenta altre forme di tutela come un bonus vacanze pari all’8% del salariale minimo annuo, mentre la conservazione del posto di lavoro in caso di malattia arriva a due anni, con una tutela economica non inferiore al 70% della retribuzione nel primo anno.


