Con la sentenza del 28.05.2026, il Tribunale di Gorizia afferma che ha diritto a vedersi riconosciuto il temine di comporto lungo il dipendente che, pur non avendo informato direttamente il datore, ha comunicato la sua patologia via whatsapp ai colleghi titolati a ricevere la documentazione medica.
Il fatto affrontato
Il lavoratore, malato oncologico, impugna giudizialmente il licenziamento irrogatogli per superamento del periodo di comporto.
A fondamento della predetta domanda, il medesimo deduce che parte datoriale aveva tenuto erroneamente conto del periodo di comporto ordinario e non di quello più lungo che il CCNL riserva ai soggetti affetti da patologia tumorale grave e documentata.
Nel costituirsi in giudizio, la società ha rilevato l’inapplicabilità del termine richiesto dal ricorrente, in quanto il medesimo non aveva mai comunicato la propria grave condizione patologica.
La sentenza
Il Tribunale rileva che l’eccezione sollevata dalla azienda non può trovare accoglimento, in quanto il lavoratore aveva reso edotto, via whatsapp, due suoi colleghi circa la patologia tumorale dalla quale risultava affetto.
Secondo il Giudice, questo scambio di informazioni, benché transitato su una chat ad uso personale, non può essere ridimensionato a mera corrispondenza tra soggetti privati, posto che i due interlocutori del dipendente licenziato erano qualificati a ricevere le informazioni sullo stato di malattia.
Per la sentenza, pertanto, risulta soddisfatto anche il requisito della conoscibilità della grave patologia da parte del datore.
Su tali presupposti, il Tribunale di Gorizia accoglie il ricorso del lavoratore, dichiarando l’illegittimità del licenziamento irrogatogli.

