La contrattazione aziendale e territoriale si conferma luogo privilegiato dove si costruiscono risposte concrete alle sfide che interessano il mondo del lavoro e dell’impresa, a cominciare dalla crescita dei salari e della produttività, dalla gestione delle transizioni produttive all’innovazione organizzativa, dalla valorizzazione delle competenze al rafforzamento delle tutele. Le conferme arrivano dal VII° Rapporto OCSEL, l’ Osservatorio della contrattazione di secondo livello della CISL e riferito al periodo 2021 – 2024.
Dagli oltre 4.300 accordi analizzati emerge che il 71% degli accordi nel 2024 prevede la possibilità di conversione del premi di risultato in welfare, l’ 86% degli accordi include lo smart working nel 2024, il 90% degli accordi welfare rafforza i fondi di previdenza complementare.
Cresce il ruolo della partecipazione: nel 2024 la partecipazione consultiva spicca nel 59% degli accordi, quella organizzativa nel 40% coinvolgendo il lavoratore nei processi di innovazione tecnologica e sostenibilità con commissioni paritetiche, la partecipazione finanziaria nel 20%, mentre quella gestionale è ancora in una fase embrionale ma in crescita.
La gestione delle crisi aziendali, dopo il picco del 2021 (41% degli accordi), è scesa ai minimi nel 2022-2023 (11-14%), ma nel 2024 risale al 24%, segno delle difficoltà di alcuni comparti industriali (automotive, meccanica, tessile) e della fine del ciclo espansivo trainato dal Pnrre e dai bonus edilizi.
Le cessioni di ramo d’azienda passano dal 16% nel 2023 al 49% nel 2024; le imprese preferiscono soluzioni di continuità attraverso il trasferimento di asset e personale piuttosto che chiusure o licenziamenti collettivi.
Nonostante la centralità delle transizioni tecnologiche ed ambientali in corso, solo il 10% in media degli accordi aziendali contiene clausole formative: la formazione si svolge in orario di lavoro e i fondi interprofessionali sono la fonte principale di finanziamento nel 70% dei casi nel 2024. Si privilegia la riqualificazione professionale, la digitalizzazione e le nuove competenze, con particolare attenzione ai neoassunti (57%).

