Salario minimo negli appalti: si fanno largo le iniziative regionali.

logo lavorosi mobile simboloLa forte risonanza mediatica che accompagna ogni nuova iniziativa sul salario minimo, sia essa di carattere nazionale o locale , conferma come il tema mantenga una centralità nel dibattito politico. Ad alimentarlo sono le varie iniziative adottate da diverse regioni e comuni italiani che, con leggi, delibere e atti di indirizzo, si appellano all’art. 11 del Codice degli appalti, vincolando gli operatori ad applicare in tutte le procedure di gara un trattamento economico minimo inderogabile solitamente pari a 9 euro l’ora.

La Sardegna ha da ultimo consolidato questa tendenza approvando una legge che impone la soglia del salario minimo per tutti i contratti legati ad appalti e concessioni pubbliche. L’iniziativa sarda non è un caso isolato, ma segue il solco già tracciato da Puglia e Toscana, mentre la Campania ha recentemente presentato una proposta analoga, confermando il dinamismo delle regioni su questo fronte. L’introduzione di questa soglia mira non solo a tutelare i salari ma anche a incentivare una concorrenza più equa tra le imprese, evitando che la riduzione dei costi del lavoro diventi il principale criterio per vincere un appalto. Questi principi hanno trovato una prima traduzione pratica nelle iniziative di due enti locali, che hanno precorso i tempi rispetto alle normative regionali.

La prima è quella del Comune di Firenze con la delibera 18 marzo 2024, avente ad oggetto la “Tutela della retribuzione minima salariale nei contratti del Comune di Firenze”, dove è stato stabilito che in tutte le procedure di gara per l’aggiudicazione di contratti di appalto, gli uffici preposti debbano accertarsi in via prioritaria che i CCNL prevedano un trattamento economico minimo inderogabile pari a 9 euro l’ora. Ha fatto seguito il Comune di Napoli che, nel luglio 2024, ha adottato con la delibera n. 297 un atto di indirizzo che impegna direttamente sia l’Amministrazione che le società partecipate del Comune, obbligando tutti gli operatori economici affidatari di lavori, forniture e servizi a prevedere un trattamento economico per i dipendenti non inferiore a 9 euro l’ora. Il provvedimento contiene anche vincoli sui contratti collettivi che devono essere applicati al personale impiegato nei lavori.

Nel mese di aprile 2024 è la Regione Lazio ad approvare la mozione n. 155/2024 concernente la tutela della retribuzione minima salariale nei contratti di appalto di lavori, servizi e concessioni della Regione fissata a 9 euro l’ora. Nella mozione viene richiamata la direttiva (UE) 2022/2041 e la sentenza n. 27711/2023 della Corte Suprema di Cassazione, secondo la quale i salari dettati dalla contrattazione collettiva possono essere disapplicati dal giudice e sostituiti con retribuzioni più congrue che rispettino il minimo costituzionale.

Sempre nel 2024, la Regione Puglia ha approvato la legge regionale 30 maggio 2024, n. 19 recante “Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici d’appalto o di concessione eseguiti sul territorio regionale”. La legge prevede l’assegnazione di premialità connesse alla previsione di un salario minimo e alla complessiva qualità dell’organizzazione del lavoro e dell’occupazione, oltre alla previsione di misure di sostenibilità ambientale. La norma è entrata in vigore solo dopo che la Corte costituzionale ha confermato la legittimità della norma, consentendo l’entrata in vigore della misura temporaneamente sospesa dal ricorso del Governo.

La Toscana, con la Legge n. 30/2025, ha seguito una logica simile a quella della Regione Puglia. Il Consiglio regionale ha introdotto un meccanismo che incentiva le imprese partecipanti ai bandi pubblici a garantire ai propri lavoratori una retribuzione minima di nove euro lordi all’ora. In più la legge prevede anche la raccolta annuale di dati relativi a ore e giorni lavorati, tipologie e numero dei contratti pubblici e trattamento economico applicato, con l’obiettivo di valutare l’efficacia dell’iniziativa e monitorarne l’impatto sul mercato del lavoro locale.

Anche la Giunta regionale della Campania, nel gennaio 2026, ha approvato un disegno di legge volto a introdurre un meccanismo premiale per favorire le imprese che garantiscono una retribuzione minima di 9 euro lordi ai lavoratori coinvolti in appalti pubblici regionali, ASL ed enti strumentali.

Nonostante i buoni propositi, le iniziative regionali non sono state accolte in modo unanimemente favorevole. Sindacati, imprese  hanno infatti sollevato diverse riserve, sottolineando il rischio che tali provvedimenti possano accentuare i divari salariali su base territoriale o, tutt’al più, tradursi solo in interventi simbolici privi di reali benefici per i lavoratori. D’altro canto, queste iniziative offrono una traduzione concreta al principio della giusta retribuzione sancito dall’articolo 36 della Costituzione, orientando il mercato verso standard occupazionali qualitativamente più elevati, così da ridurre il fenomeno dei cosiddetti working poor.

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