La riforma degli incentivi alle imprese modifica l’architettura degli strumenti statali, ma non realizza ancora quel riordino complessivo necessario a ridurre frammentazione e sovrapposizioni. È questa, in sintesi, la valutazione espressa da Assonime nella circolare n. 21/2026, in cui vengono evidenziate le incompiutezze operative, i nodi finanziari irrisolti e il rischio concreto di generare — almeno nella fase transitoria — un’incertezza persino maggiore nell’accesso alle risorse da parte delle imprese.
Più nello specifico, nelle conclusioni della circolare, Assonime osserva che, sebbene la riforma introduca un modello potenzialmente più razionale e flessibile, il risultato concreto appare molto meno incisivo e per certi versi distante dall’ambizione originaria del “riordine”.
Tra i limiti principali presi in esame dall’associazione figura la portata ridotta della razionalizzazione, effettuata su un perimetro assai parziale. Il dato più significativo è che, a fronte di 2.723 interventi agevolativi censiti nel 2023 (di cui 348 statali e 2.375 regionali), l’operazione ha riguardato soltanto 142 misure strutturali delle amministrazioni centrali, riconducibili in gran parte al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Restano sostanzialmente esclusi gli incentivi regionali, che costituiscono la quasi totalità delle misure esistenti. Se da un lato la scelta di preservare l’autonomia regionale appare comprensibile e istituzionalmente corretta, dall’altro riduce drasticamente l’efficacia del riordino, confermando la necessità di intervenire anche a livello territoriale per evitare inutili duplicazioni.
Un altro punto critico riguarda il profilo finanziario. Il D.Lgs. 26 giugno 2026, n. 138 rinvia alla legge di bilancio la definizione delle modalità operative del Fondo per la crescita sostenibile e l’individuazione degli stanziamenti annuali delle sue sezioni. Assonime rileva che, finché la disponibilità effettiva delle risorse resta subordinata alla programmazione finanziaria annuale, il nuovo sistema rischia di risultare più ordinato nella forma, ma non altrettanto prevedibile e flessibile nella sostanza. Questo meccanismo appare in contrasto con la programmazione pluriennale, ovvero uno dei principi fondamentali della legge delega insieme alla certezza dell’orizzonte temporale, all’adeguatezza delle risorse, alla valutazione d’impatto e al coordinamento tra le diverse amministrazioni.
Ulteriori perplessità riguardano la tecnica legislativa adottata. Nella circolare si segnala la scarsa chiarezza circa gli incentivi destinati a confluire effettivamente nel Fondo per la crescita sostenibile: sarebbe stato preferibile disciplinare direttamente nel decreto legislativo le abrogazioni e il trasferimento delle relative risorse, anziché rinviarli integralmente a un provvedimento successivo.

