Il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro ha pubblicato oggi il documento di studio “La contrattazione decentrata del settore privato: una esplorazione dell’Archivio CNEL”. Nell’indagine viene analizzato un campione di 796 contratti decentrati del settore privato presenti nell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro del CNEL.
Lo studio rappresenta una sorta di anticipazione degli sviluppi dell’Archivio a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto-legge 62/2026, che prevede l’istituzione di un Archivio amministrativo, quale parte integrante dell’Archivio nazionale dei contratti e degli accordi collettivi di lavoro, contenente i contratti collettivi aziendali e territoriali.
Il documento offre una prima sistematizzazione delle tipologie negoziali, dei settori maggiormente rappresentati e delle materie più frequentemente trattate dalla contrattazione collettiva privata di secondo livello.
Per quanto riguarda lo stato di vigenza, il campione complessivo è composto in prevalenza da testi ormai scaduti, sebbene persista un nucleo di intese sottoscritte nel periodo più recente, tra il 2020 e il 2024.
Analizzando i contenuti della contrattazione, le materie che ricorrono con maggiore frequenza all’interno del dataset sono il premio di risultato e il welfare aziendale. Si tratta di istituti che hanno ricevuto un forte impulso propulsivo dalle novità introdotte dalla Legge di Stabilità 2016 (Legge n. 208 del 28 dicembre 2015). Quest’ultima, intervenendo in modo strutturale sulla disciplina del Testo Unico delle Imposte sui Redditi, ha favorito la diffusione di intese specificamente focalizzate sulla detassazione dei premi di produttività e sul potenziamento dei piani di welfare all’interno delle aziende.
I dati statistici confermano questa tendenza: la materia regina è rappresentata dal premio di risultato e dalle altre forme di premialità, che interessano il 54,5% del totale dei contratti. Subito dopo si posizionano, quasi a pari merito, i temi legati alla formazione e allo sviluppo professionale, presenti nel 33,9% dei testi, e il welfare aziendale abbinato ai fringe benefit, che si attesta al 33,7%. Ampio spazio viene dedicato anche alla gestione del tempo di lavoro, con i capitoli relativi a orari, turni e banca ore che coprono il 32,3% del campione. Seguono, per diffusione, la regolamentazione delle relazioni industriali e sindacali con il 27,4%, le tutele su salute, sicurezza e ambiente di lavoro con il 27,1%, e le misure dedicate alla conciliazione vita-lavoro e alla genitorialità, che toccano il 25,0% dei testi. Un riscontro particolarmente interessante emerge per il lavoro agile e lo smart-working, che registrano una diffusione del 16,6%; si tratta di un dato rilevante sotto il profilo storico-giuridico, poiché evidenzia come la materia fosse già ampiamente trattata e disciplinata dalle parti sociali prima ancora dell’approvazione della successiva legge n. 76/2025. La partecipazione dei lavoratori si attesta invece all’8,0% complessivo.
Il quadro della contrattazione di secondo livello si completa con la rilevazione di 24 contratti di espansione, stipulati ai sensi dell’articolo 41 del d.lgs. n. 148/2015. Tali strumenti negoziali sono orientati a supportare i processi di riorganizzazione delle imprese di dimensioni medio-grandi, favorendo il ricambio generazionale, la formazione del personale e il ricorso al cosiddetto esodo incentivato. La distribuzione di questi specifici contratti evidenzia una forte concentrazione nel settore finanziario e assicurativo, che ne conta nove, seguito dal settore manifatturiero con sette accordi e dalle telecomunicazioni con sei. Le ultime due intese censite si dividono equamente tra il comparto del commercio all’ingrosso e al dettaglio e quello delle attività artistiche, sportive e di divertimento.


