È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 115 del 20 maggio 2026 il D.Lgs. 16 aprile 2026, n. 83, con il quale l’Italia dà attuazione alla Direttiva (UE) 2024/1233 del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 aprile 2024, relativa alla procedura unica per il rilascio del permesso che consente ai cittadini di Paesi terzi di soggiornare e lavorare nel territorio di uno Stato membro. Le nuove disposizioni si applicano dal 22 maggio 2026. Il decreto interviene direttamente sul D.Lgs. 286/1998, cioè sul Testo unico immigrazione, con modifiche mirate ma di forte impatto pratico per tutti gli operatori da avvocati, consulenti del lavoro sino ai datori di lavoro. L’obiettivo è rendere più lineare il collegamento tra soggiorno e attività lavorativa, riducendo la frammentazione degli adempimenti e rafforzando le garanzie informative per il lavoratore straniero e per i suoi familiari.
La procedura unica diventa il punto centrale – La novità più rilevante è il rafforzamento della procedura unica di domanda. Il permesso unico è pensato come un titolo che integra, in un solo atto amministrativo, il diritto al soggiorno e la possibilità di svolgere attività lavorativa. Non si tratta quindi solo di una semplificazione formale, ma di un tentativo di rendere più coerente l’intero percorso amministrativo che riguarda ingresso, permanenza e lavoro del cittadino extra UE. Il Ministero dell’Interno viene individuato come autorità competente a ricevere la domanda e a rilasciare il permesso unico. Questa scelta accentra la competenza amministrativa e dovrebbe favorire una maggiore uniformità nella gestione delle istanze.
Rilascio entro 30 giorni – Il decreto introduce un termine specifico per il rilascio del permesso unico. In deroga alla disciplina generale, il questore deve rilasciare il permesso unico entro 30 giorni dal completamento della domanda. Per il rinnovo del permesso di soggiorno, invece, il termine ordinario viene portato da 60 a 90 giorni.
Nuovo obbligo informativo per il datore di lavoro – Il decreto interviene anche sul ruolo del datore di lavoro. Viene previsto l’obbligo di informare tempestivamente il cittadino straniero interessato di ogni comunicazione ricevuta in relazione all’iter del nulla osta. È una novità rilevante sul piano operativo, perché attribuisce al datore un dovere di collaborazione informativa nei confronti del lavoratore. Per le aziende, questo significa che la gestione della pratica non potrà essere considerata un mero adempimento amministrativo interno. Ogni comunicazione dovrà essere tracciabile e in via prudenziale sarà opportuno conservare prova dell’avvenuta comunicazione.
Più trasparenza – Un altro profilo centrale riguarda l’informazione preventiva. Il decreto prevede che siano rese disponibili informazioni più complete sulle condizioni di ingresso e soggiorno per l’esercizio di attività lavorativa, sui documenti necessari per la domanda di permesso unico e sugli obblighi e le garanzie procedurali riconosciuti ai lavoratori e ai loro familiari. Questa novità è tutt’altro che marginale in quanto, nella pratica, molte criticità derivano proprio da domande incomplete, documentazione non corretta o scarsa conoscenza dei passaggi amministrativi.
Esclusioni – Non ogni cittadino straniero che soggiorna o lavora in Italia rientra automaticamente nella disciplina del permesso unico. Il decreto aggiorna l’elenco delle categorie escluse 01oltre a specifiche ipotesi di protezione temporanea, studio, formazione, protezione speciale e altri titoli di soggiorno particolari.
Conclusioni – Il Decreto Legislativo 16 aprile 2026, n. 83 costituisce un significativo intervento di semplificazione e coordinamento. L’introduzione di una domanda unica, la definizione di tempistiche più certe e la previsione di obblighi informativi più trasparenti segnano indubbiamente un passo avanti, ma l’efficienza operativa della pubblica amministrazione, spesso carente, risulta ancora un fattore chiave. Sul piano operativo, la riforma richiede un’attenzione maggiore nella fase di predisposizione dell’istanza con un controllo preventivo ancora più rigoroso, esaminando con precisione la tipologia di permesso adatta, la completezza degli allegati e le possibili esclusioni dall’ambito di applicazione del permesso unico. Il nuovo assetto richiede un cambio di passo anche ai datori di lavoro, chiamati a strutturare procedure interne efficaci e tracciabili per monitorare le comunicazioni relative al nulla osta.


