Cassazione: il dipendente pubblico deve comunicare l’appartenenza a un’associazione massonica?

Con la sentenza n. 24875 del 31.08.2026, la Cassazione afferma che il dipendente pubblico ha l’obbligo di comunicare l’adesione ad una associazione ogniqualvolta gli scopi della stessa possano interferire con l’attività dell’ufficio, senza che sia necessario accertare un concreto conflitto di interessi.

Il fatto affrontato

Il pubblico dipendente impugna giudizialmente la sanzione della sospensione dal lavoro per trenta giorni, irrogatagli per non aver comunicato di essere stato rappresentante legale di due associazioni massoniche.

La Corte d’Appello accoglie la predetta domanda, ritenendo che l’Amministrazione datrice non abbia indicato circostanze concrete o specifici episodi di interferenza con le funzioni svolte dal lavoratore

La sentenza

La Cassazione rileva, preliminarmente, che l’art. 5 del D.P.R. n. 62/2013 impone al dipendente pubblico di comunicare l’adesione o l’appartenenza ad associazioni i cui ambiti di interesse possano interferire con l’attività dell’ufficio.

Secondo i Giudici di legittimità, detta comunicazione serve a consentire all’Amministrazione di valutare eventuali conflitti di interesse e non presuppone che questi si siano già verificati.

In particolare, continua la sentenza, qualora si tratti – come nel caso di specie – di associazioni massoniche, il giuramento di fedeltà richiesto agli associati delle stesse rende riconoscibile la possibilità di un’interferenza con i doveri di lealtà, imparzialità e cura dell’interesse pubblico gravanti sul dipendente.

Su tali presupposti, la Suprema Corte accoglie il ricorso della PA datrice.

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