Relazione annuale INAIL 2025: Più infortuni, ma meno morti sui luoghi di lavoro.

Seimila infortuni sul lavoro in più rispetto al 2024, ma 41 incidenti mortali in meno tra lavoratori e studenti. Crescono invece le malattie professionali, che raggiungono il picco più alto degli ultimi 26 anni: è questa la sintesi della Relazione annuale 2025 dell’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (INAIL), presentata il 22 settembre a Roma presso l’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Il report indica come le denunce totali siano state complessivamente 600mila (+1,2% rispetto alle quasi 594mila del 2024), di cui 519mila relative ai lavoratori (+0,8%) e 81mila agli studenti (+3,4%). I casi mortali denunciati sono stati 1.198, segnando una diminuzione del 3,3% rispetto ai 1.239 del 2024 (41 casi in meno). Nel dettaglio, si registrano 1.189 decessi tra i lavoratori (37 in meno) e nove tra gli studenti (quattro in meno).

Tra i dati presentati, preoccupa il forte incremento delle malattie professionali: 98.312 denunce, l’11,3% in più rispetto al 2024, dato più alto degli ultimi 26 anni. Le patologie muscolo-scheletriche rappresentano tre casi su quattro. L’INAIL ha precisato che l’aumento riflette anche una maggiore emersione del fenomeno, favorita dall’attività dei patronati e dei medici certificatori.

Anche il dato relativo ai nove incidenti mortali tra gli studenti merita un’attenta riflessione. Sebbene si registri una contrazione rispetto ai 13 casi del 2024, la crescita complessiva degli infortuni scolastici (+3,4%) richiama l’attenzione sulla sicurezza negli ambienti didattici e nei percorsi di formazione scuola-lavoro. I dati confermano l’urgenza di rafforzare la cultura della prevenzione fin dai banchi di scuola, valorizzando le recenti estensioni delle tutele assicurative INAIL al mondo dell’istruzione.

Infortuni sul lavoro e in itinere

Per quanto riguarda i lavoratori, a fronte di un lieve aumento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro (+0,5%, pari a 414.917 casi), quelle per incidenti in itinere sono state 104.417, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente e superiori anche al dato del 2019 (103.492). Sul fronte dei casi mortali, il calo di 37 decessi si traduce in una contrazione degli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa (-4,1%) e in una sostanziale stabilità di quelli in itinere (da 298 a 299), rimasti comunque al di sotto dei livelli del 2019 (335).

Incidenza infortunistica

Rapportando le denunce di infortunio avvenuti in attività lavorativa al numero di occupati Istat, si registrano 1.720,4 incidenti sul lavoro ogni 100mila occupati, con un calo dello 0,3% su base annua e del 13,4% rispetto al 2019 (1.986,7). In flessione anche l’incidenza dei casi mortali, che si attesta a 3,69 decessi ogni 100mila occupati: una riduzione del 4,9% rispetto al 2024 (3,88) e del 5,4% rispetto al 2019 (3,90).

Malattie professionali

Particolarmente marcato è il trend delle malattie professionali: le denunce nel 2025 sono state 98.312, in forte aumento rispetto alle 88.338 del 2024 (+11,3%). Si tratta del valore più alto degli ultimi 26 anni, con una crescita del 300% rispetto al 2000. L’INAIL chiarisce che questo incremento costante, favorito dall’azione dei patronati e dei medici certificatori, non riflette necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro. Le denunce riguardano infatti le singole patologie e non i soggetti ammalati, che sono stati 63.136 (+8,8% sul 2024), con una media di 1,6 denunce per lavoratore. Tale scarto è legato alle denunce “plurime”, tipiche delle patologie muscolo-scheletriche, che con circa 70mila casi rappresentano la componente di gran lunga prevalente.

In crescita la quota dei lavoratori stranieri

Nel 2025 un infortunio in occasione di lavoro su quattro ha coinvolto lavoratori nati all’estero: le relative denunce sono aumentate del 3,7%, a fronte di un calo dello 0,5% tra gli italiani. L’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale è in costante crescita nel quinquennio, passando dal 19,4% del 2021 al 24,3% del 2025. Una tendenza analoga si riscontra per i casi mortali: i decessi dei lavoratori italiani diminuiscono del 5,8% (42 casi in meno), mentre si registra un lieve incremento per la componente straniera (+4 decessi, da 200 a 204), che raggiunge il 22,9% del totale (era il 15,0% nel 2021).

Settori di attività e fasce d’età

L’89,7% delle denunce in occasione di lavoro riguarda la gestione Industria e Servizi, il 5,8% l’Agricoltura e il 4,5% il Conto Stato. Una distribuzione analoga si rileva per i casi mortali in occasione di lavoro: Industria e Servizi raccoglie l’85,2% delle denunce, seguita dall’Agricoltura (13,5%) e dal Conto Stato (1,3%). Il comparto con il maggior numero di decessi rimane quello delle Costruzioni (175 denunce), seguito dal Manifatturiero (129) e dal settore Trasporto e Magazzinaggio (126).

Dall’analisi anagrafica emerge che i lavoratori più colpiti sono quelli tra i 50 e i 64 anni (35,5%), seguiti dagli under 35 (30,7%) e dalla fascia 35-49 anni (30,6%), mentre gli over 64 rappresentano il 3,2% (in crescita rispetto al 2,9% del 2024 e al 2,4% del 2021). Per quanto riguarda i casi mortali, due vittime su tre hanno più di 50 anni.

Differenze di genere

Il 74,3% delle denunce di malattie professionali riguarda gli uomini e il 25,7% le donne, proporzioni che si mantengono stabili nel quinquennio 2021-2025. Le patologie muscolo-scheletriche rappresentano la componente principale per entrambi i generi. Si riscontra tuttavia una maggiore incidenza femminile nelle malattie del sistema nervoso, che costituiscono il 16,8% delle denunce tra le donne contro il 10,5% tra gli uomini.

Il trend dal 2000 a oggi

L’andamento storico delle denunce di malattie professionali evidenzia varie fasi: la stabilità tra il 2000 e il 2008, l’incremento fino al 2019, il crollo nel 2020 e la successiva ripresa. Su questa evoluzione hanno inciso diversi fattori: adeguamenti normativi, campagne di sensibilizzazione sui rischi e sulle tutele e gli eventi straordinari legati alla pandemia da Covid-19, che ha temporaneamente riportato le denunce ai livelli di dieci anni prima a causa dei lockdown e delle difficoltà di accesso alle strutture diagnostiche. La costante crescita registrata negli ultimi anni segnala un’efficace emersione del sommerso, frutto di una maggiore consapevolezza dei lavoratori, della tempestività dei medici certificatori e dell’aggiornamento delle tabelle delle patologie riconosciute.

Il nodo degli infortuni scolastici

Nel 2025 le denunce di infortunio riguardanti gli studenti hanno toccato quota 81mila (+3,4% rispetto alle quasi 79mila dell’anno precedente), con nove casi mortali. Dalle informazioni pubbliche non è possibile ricostruire nel dettaglio le dinamiche di tutti i decessi: nei dati provvisori (quando i casi erano otto), l’INAIL aveva precisato che due riguardavano studenti impegnati in percorsi scuola-lavoro, ma si trattava di incidenti in itinere, avvenuti cioè durante il tragitto e non durante lo svolgimento dell’attività presso l’azienda. Non è chiarito se il nono caso sia avvenuto in itinere o durante l’attività scolastica ordinaria. Si tratta di una distinzione rilevante, poiché la categoria INAIL degli studenti racchiude sia gli incidenti avvenuti all’interno degli istituti, sia quelli legati ai percorsi di formazione e orientamento al lavoro.

Considerazioni finali

Il quadro tracciato dall’INAIL conferma che la sicurezza sul lavoro resta una sfida prioritaria. Se da un lato si riducono gli incidenti mortali nei contesti lavorativi tradizionali, dall’altro aumentano i rischi legati alla mobilità, le patologie da lavoro e gli infortuni in ambito scolastico. Emerge la necessità di rafforzare prevenzione, formazione e controlli, ma soprattutto di consolidare una cultura integrata della sicurezza fin dai percorsi educativi, facendo leva anche sull’estensione delle tutele assicurative a tutto il mondo della scuola.

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