Con la sentenza n. 1138 del 10.06.2026, il Tribunale di Messina afferma che, ai fini della prova del maggiore orario effettivamente svolto, possono essere valorizzati anche i turni trasmessi al lavoratore via WhatsApp.
Il fatto affrontato
Il dipendente – deducendo di aver continuato a lavorare a tempo pieno anche dopo la trasformazione formale del contratto in part-time – ricorre giudizialmente al fine di ottenere il pagamento delle relative differenze retributive.
A fondamento della predetta domanda, il medesimo produce screenshot delle conversazioni WhatsApp contenenti i prospetti dei turni.
L’ordinanza
Il Tribunale di Messina rileva, preliminarmente, che i messaggi WhatsApp possono essere utilizzati come prova documentale, anche mediante screenshot, tenendo conto della loro provenienza e attendibilità.
Secondo il Giudice, la generica contestazione della loro utilizzabilità e la possibile manipolazione degli stessi non è sufficiente a privarli di efficacia probatoria.
Peraltro, continua la sentenza, nel caso di specie, i messaggi prodotti sono stati confermati dalle testimonianze raccolte, dimostrando lo svolgimento di un’attività superiore all’orario contrattualmente previsto.
Su tali presupposti, il Tribunale di Messina accoglie il ricorso, condannando la società al pagamento delle differenze retributive richieste.


