Decreto 1° maggio: Superato il nodo “rappresentatività” torna l’indennità di vacanza contrattuale

Far decadere la delega in materia di contrattazione collettiva per dar modo alle parti sociali di trovare un’intesa complessiva sui criteri di misurazione della rappresentatività nel privato. Questa è la prima notizia che trapela dall’incontro del 15 maggio tra la premier Giorgia Meloni e la Ministra del Lavoro, Marina Calderone, tenutosi a Palazzo Chigi per fare il punto sulle possibili misure in vista del decreto del 1° maggio. Non si profila, dunque, alcun intervento unilaterale del governo in un terreno insidioso come quello della rappresentatività della contrattazione collettiva, ambito storicamente caratterizzato da un’ampia autonomia delle parti sociali.

La via legislativa non appare del resto più percorribile per ragioni di calendario: la delega in materia di retribuzioni, contrattazione e salario minimo contrattuale, conferita dal Parlamento con la Legge 26 settembre 2026 n. 144, scadrà nella giornata del 18 aprile e, a oggi, non è ancora stato depositato alcuno schema di decreto Dopo un lunga inerzia, in Gazzetta la Legge delega su contrattazione collettiva e salari )

Il nodo centrale del mancato esercizio della delega risiede nel nuovo criterio normativo scelto per la selezione dei contratti di riferimento. Se ad oggi il criterio dominante nella legislazione del lavoro è quello della maggiore rappresentatività comparata, la Legge 26 settembre 2025 n. 144  lo avrebbe sostituito con il criterio della maggiore applicazione. Principio, questo, fortemente contestato da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti che privilegiano notoriamente il riferimento ai contratti siglati dalle associazioni datoriali e dai sindacati comparativamente più rappresentativi. .

La decadenza della delega è ormai data per certa ma diverse misure attuative potrebbero confluire nel Decreto 1° maggio (di cui è disponibile qui la bozza). Tali disposizioni andrebbero ad aggiungersi ad altri interventi mirati a sostenere il mercato del lavoro e, nello specifico, a rafforzare il potere d’acquisto  delle retribuzioni.

Indennità di vacanza contrattuale e detassazioni – In questa direzione dovrebbero muoversi l’erogazione di un’indennità di “ vacanza contrattuale “ ad integrazione della retribuzione in caso di mancato rinnovo dei CCNL, pari al 30 % dell’inflazione programmata per i primi 6 mesi dalla scadenza e al 60 % dopo 12 mesi; la stabilizzazione  dal 1° gennaio 2027 dell’imposta sostitutiva del 5% sui rinnovi contrattuali sottoscritti dal 1° gennaio 2024 ai dipendenti con reddito fino a 33mila euro, così come la proroga al 2028 della tassazione agevolata all’1% sui premi di produttività e sulle somme erogate per la partecipazione agli utili fino a 5mila euro.  Sempre dal 2027 diventerebbe strutturale anche l’imposta sostitutiva al 15% su notturni, festivi, turni e straordinari entro i 1.500 euro annui per chi guadagna meno di 40 mila euro.

Fringe benefits – Tra le novità ci sarebbe poi l’innalzamento dei fringe benefit, oggetto di numerose modifiche temporanee e differenziate negli ultimi anni. Il Decreto Primo Maggio dovrebbe introdurre un aumento della soglia di esenzione fiscale fino a 3.000 euro annui senza distinzioni.

Monitoraggio delle retribuzioni e della contrattazione  – Altra novità è l’introduzione di specifiche norme di collaborazione tra enti e istituti al fine di monitorare i dati retributivi per età, genere, settore, etc., rinviando a un decreto del ministro del lavoro la definizione dei criteri operativi con il coinvolgimento anche di imprese e datori lavoro che dovranno fornire obbligatoriamente altri elementi informativi tramite versamenti e denunce contributive. A tal fine

Welfare aziendale – Altri interventi riguardano il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva nella definizione e gestione degli strumenti di welfare. Il decreto apre infatti alla possibilità di sviluppare piattaforme di welfare a livello contrattuale o bilaterale, che possano facilitare l’accesso ai benefit e la loro gestione. Allo stesso tempo, viene introdotto il principio della portabilità di alcune prestazioni, che potrebbero accompagnare il lavoratore anche in caso di cambiamento di impiego.

Sanità integrativa e previdenza complementare – Interventi potrebbero riguardare anche il rafforzamento della sanità integrativa e la previdenza complementare, con contributi esentasse per la prima e l’introduzione di strumenti dedicati alla non autosufficienza per la seconda.

Incentivi all’assunzione – Sono invece in fase di valutazione, e per questo non ancora inserite nella bozza di decreto, le proroghe degli incentivi all’ assunzione per giovani e donne, in scadenza rispettivamente il 30 aprile e il 31 dicembre 2026.

Monitoraggio delle retribuzioni – Altra novità è l’introduzione di specifiche norme di collaborazione tra enti e istituti al fine di monitorare i dati retributivi per età, genere, settore, etc., rinviando a un decreto del ministro del lavoro la definizione dei criteri operativi con il coinvolgimento anche di imprese e datori lavoro che dovranno fornire obbligatoriamente altri elementi informativi tramite versamenti e denunce contributive.

Nodo delle risorse – Bisognerà ora vedere se la bozza circolata sarà confermata per intero o se vi saranno rilevanti modifiche ed integrazioni. Anche se alcuni punti cardine del Decreto sembrano essere stati definiti dopo l’incontro dell’Esecutivo, non è chiaro da dove verranno le risorse per finanziare tutte le misure. Nello schema, l’articolo sulle coperture è ancora di fatto vuoto: oneri da quantificare, risorse da individuare, meccanismo da completare.

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