1.Scrivo queste prime note sulla enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV sotto la emozione della sua forza espressiva, della chiarezza delle analisi e delleΒ denunce dei problemi attuali , della fiducia nelle persone e nella umanitΓ .
Lβ incipit della enciclica ci richiama subito alla nostra responsabilitΓ di singoli e di comunitΓ , nei confronti delle sfide della nostra epoca.
βOgni generazione riceve in ereditΓ il compito di dare forma al proprio tempo, di far maturare la storia come luogo in cui la dignitΓ di ogni persona sia custodita, giustizia promossa e la fraternitΓ resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e piΓΉ ingiustoβ.
Le cose nuove di cui si occupava la enciclica Rerum Novarum di Leone XIII erano la questione operaia, la lotta di classe e come promuovere la giustizia sociale nella societΓ di allora.
Erano temi giΓ affrontati dalle analisi e dalle politiche del tempo. Le riflessioni di questβEnciclica sono, invece, tempestive, anzi, in molti casi, anticipatrici.
Oggi, osserva il pontefice, non possiamo semplicemente ripetere i suoi insegnamenti, ma dobbiamo interpretare le grandi tendenze del nostro tempo, in particolare i progressi della tecnica.
Negli ultimi tempi, ci dice il pontefice, Γ¨ divenuto sempre piΓΉ evidente quanto βrapidamente e profondamente la digitalizzazione, la intelligenza artificiale (IA) e la robotica stiano trasformando il nostro mondo: la potenza e la pervasivitΓ delle tecnologie emergenti si innestano nelle trama della quotidianitΓ , plasmano i processi decisionali e incidono in profonditΓ nellβimmaginario collettivoβ.
E aggiunge, citando la Laudato si di papa Francesco: βMai lβumanitΓ ha avuto tanto potere su se stessa; [β¦] ora tocca a noi assumere con luciditΓ e responsabilitΓ le sfide del nostro tempo. Γ necessario adottare strumenti normativi adeguati capaci di tutelare la giustizia e di contenere gli effetti distorsivi del potere tecnologicoβ.
Ma la questione non si esaurisce nella regolamentazione: come avvertiva papa Francesco, occorre domandarsi con realismo chi detenga questo potere e a quali fini lo orientiβ. Non possiamo dimenticare che βlβ energia nucleare, la biotecnologia, lβ informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA [β¦] danno a coloro che detengono la conoscenza, e soprattutto il potere economico per sfruttarla, un dominio impressionante sullβinsieme del genere umano e del mondo interoβ.
In realtΓ lβenciclica Magnifica Humanitas non tratta solo questo, pur centrale, aspetto; si allarga a considerare lβintero spettro dei problemi indotti dalle tecnologie rispetto allβambiente e alla convivenza umana, alla globalizzazione e ai rapporti di potere internazionale, alla crisi del multilateralismo e alle guerre, anchβesse condotte con strumenti tecnologici che ne stravolgono modalitΓ e impatti sui singoli e su intere popolazioni.
In questo primo commento mi limito ad accennare alle riflessioni che Leone XIV dedica alle implicazioni dellβuso della Intelligenza artificiale sulle questioni del lavoro e dei diritti umani.
2.Lβenciclica non indugia a descrivere il concetto e le varianti della intelligenza artificiale, ma indica i problemi piΓΉ significativi che essa comporta per le persone che lavorano, per le loro condizioni di vita e per i loro diritti. Lo fa con chiarezza e con argomenti forti, che sonoΒ presenti anche nelle analisi scientifiche e nel dibattito politico piΓΉ avvertito, ma che non sono affatto acquisite nel sentire comune e anzi sono spesso rimosse, mentre sono contrastate da molti rappresentanti dei poteri forti, privati e pubblici.
Il pontefice comincia con il denunciare lβ equivoco di equiparare questβintelligenza a quella umana, osservando che se i sistemi tecnologici imitano alcune funzioni dellβintelligenza umana – e anzi spesso la superano per velocitΓ e ampiezza di calcolo, offrendo benefici concreti in numerosi campi- tuttaviaβ non vivono unβesperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e non maturano nella relazione, non conoscono dallβinterno ciΓ² che significa amore, lavoro, amicizia, responsabilitΓ , [ β¦] non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sΓ© il peso delle conseguenzeβ.
βPossono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, [β¦] ma non capiscono ciΓ² che producono, perchΓ© non hanno lβorizzonte affettivo relazionale e spirituale in cui lβumanoΒ diventa sapienteβ.
Quella dellβIA β non Γ¨ lβesperienza di chi si lascia plasmare dalla vitaΒ e cresce nel tempo attraverso scelte, errori, perdono, fedeltΓ ; Γ¨ piuttosto un adattamento statistico a partire da dati e riscontri che puΓ² essere molto efficace ma non implica una crescita interioreβ.
Per questo, continua lβenciclica, βpossiamo comprendere perchΓ© la IA puΓ² essere un aiuto prezioso e allo stesso tempo richiede un approccio sobrio e vigileβ.
Nellβuso personale di questa tecnologia βla velocitΓ e semplicitΓ con cui Γ¨ possibile ottenere indicazioni ed elaborazioni complesse semplificano le nostre vite , ma possono abituarci aΒ delegare troppo le nostre analisi e decisioni , indebolendo il giudizio personale e laΒ creativitΓ β.
Lβimpressione di oggettivitΓ che le risposte di questi sistemi possono suscitare rischia di farci sottovalutare il fatto che esse riflettono i parametri culturali di chi li ha progettati e addestrati. Ma non va dimenticato che gli effetti del suo impiego nella societΓ e sulle persone possono essere concreti e non privi di rischi.
Ad esempio, lβimitazione artificiale della relazione di cura alle persone che tali strumenti forniscono puΓ² diventare pericolosa quandoΒ si insinua in un contesto povero di relazioni e di affetti reali.
Lβenciclica sottolinea che lβ impiego della IA nella nostra societΓ Γ¨ ormai diffuso e presente in tutti i processi decisionali nei vari ambiti, nella comunicazione,Β nella gestione e nel controllo delle relazioni umane e sociali. E osserva, al riguardo, che i vantaggi in termini di efficienza e miglioramento dei servizi rischiano di farci sottovalutare le controindicazioni sociali e anche di impatto ambientale dovuto al grande loro consumoΒ energetico e di emissioni di anidride carbonica .
Soprattutto il Pontefice ci ricorda che tali vantaggi non devono farci dimenticare che lβ uso della IA non Γ¨ un fatto solamente tecnico, ma profondamente umano e sociale, perchΓ© incideΒ nella vita delle persone e nelle relazioni economiche, del lavoro,Β del credito , dei servizi personali e sociali
AncheΒ quando questi sistemi si presentano come neutrali e oggettivi βrispecchianoΒ e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettati e addestrati.
Da questo βderiva una conseguenza semplice ma stringenteβ, spesso oscurata nelle valutazioni private e pubbliche: βNon possiamo considerare la IA moralmente neutra, [β¦] ogni artefatto tecnico porta con sΓ© scelte e prioritΓ , ciΓ² che misura, ciΓ² che ignora, ciΓ² che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni β
Per questo le decisioni che vengono prese da questi βartefattiβ non possono sottrarsi ad un giudizio ispirato al βdiscernimento umanoβ, una formula che ritorna nella enciclica e che richiama tutti a una riflessione e alla responsabilitΓ .
3.Qui il testo affronta specificamente questioni politiche: affinchΓ© βla IA rispecchi la dignitΓ umana e serva davvero il bene comune Γ¨ essenziale che siano chiare le responsabilitΓ in tutti i passaggi, da chi progetta e addestra i sistemi fino a chi li utilizzaβ.
E poichΓ© βspesso i processi interni che conducono ai risultati possono essere poco trasparenti, diventa decisivo identificare chi deve rendere conto delle decisioni, motivarle, controllarle e quando necessario contestarle e rimediare ai danni che ne derivanoβ.
Queste sono affermazioni importanti che intercettano questioni affrontate in tutte le decisioni di politica pubblica, a cominciare dalle recenti direttive europee sulla responsabilitΓ delle imprese in queste materie, le cui scelte tuttavia proprio su questi punti sono ora contestate dalle imprese eΒ da alcuni stati membri fino al punto che rischiano di essere vanificate.
Anche qui la enciclica ha parole chiare: βchiedere prudenza, verifiche rigorose e talvolta anche rallentamento nella adozione della IA non significa essere contro il progresso, ma esercitare una cura responsabile verso la famiglia umanaβ.
Una simile esigenza Γ¨ particolarmente urgente perchΓ© spesso si registra βuno squilibrio tra la velocitΓ delle sviluppo tecnologico e il ritmoΒ con cui maturano consapevolezza, norme controlli e istituzioni capaciΒ di governarne gli effettiβ.
Questa Γ¨ unβosservazione che viene spesso ripetuta, ma non altrettanto seguita coerentemente nelle implicazioni concrete.
Al riguardo rileva il pontefice non bastano generici richiami allβ etica βservono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compitoβ.
NΓ© basta βinvocare la moralizzazione della macchina, il cosiddetto βallineamento della IA a valori umani, senza avere il coraggio di porre [β¦] la possibilitΓ di discutere il codice etico da usare sottoponendolo a criteri di giustizia sociale condivisa. Altrimenti chi controlla lβ IA imporrΓ la propria morale che diventerΓ la infrastruttura invisibile dei sistemiβ.
Anche questo Γ¨ un richiamo del tutto pertinente riguardo ai rischi delle scelte pubbliche e private che stanno realizzandosi attualmente su questi aspetti critici della IA.
Il pontefice aggiunge in modo incisivo β non serve una IA piΓΉ morale [β¦], serve una politica piΓΉ presente capace di rallentare dove tutto accelera e di proteggere spazi in cui la comunitΓ possa ancoraΒ partecipare e interrogarsiβ.
Il richiamo alla politica non puΓ² essere piΓΉ pertinente ora che βlβIA tende ad accrescere soprattutto il potere di chi dispone giΓ di risorse economiche competenze e accesso ai datiβ e che β piccoli gruppi molto influenti possono orientare informazione e consumi , condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggioβ.
Per questo, osserva il pontefice, βΓ¨ indispensabile che lβimpiego della IA, soprattutto quando coinvolge beni pubblici e diritti fondamentali, sia accompagnato da criteri chiari e controlli effettivi ispirati alla partecipazione e alla sussidiarietΓ β [β¦] le comunitΓ e i corpi intermedi non possonoΒ essere ridotti a destinatari di decisioni prese altrove, ma devono poter contribuire al discernimento e alla vigilanzaβ.
Serve una creativitΓ in grado di gestire i dati βcome uno dei beni comuni o collettivi nella logica della condivisione β. Anche questi sono richiami precisi di grande rilevanza nei confronti delle scelte che sono nellβ agenda delle politiche pubbliche e private dei nostri paesi.
4.Il Pontefice ci offre unβanalisi lucida delle sfide attuali poste dalle tecnologie digitali alla occupazione e alla qualitΓ del lavoro.
βOggi lβintreccio fra automazione robotica e IA sta trasformando rapidamente la struttura stessa del lavoroβ. Le conseguenze sono anche questa volta ambivalenti, con possibili miglioramenti di produttivitΓ , ma col rischio che gli βattuali approcci alla tecnologia possano paradossalmente dequalificare i lavoratori, sottoporli a una sorveglianza automatizzata e relegarli a funzioni rigide e ripetitiveβ.
Proprio per evitare quella che la enciclica definisce una pericolosa derivaβ occorre progettare sistemi centrati sulla persona e non soltanto sulla prestazione β e ricordare cheΒ βlβ obiettivo diΒ maggiori profitti non puΓ² giustificare scelte che sacrificano sistematicamente la occupazioneβ.
Si tratta di questioni di grande rilevanza per la vita di milioni di persone, e le soluzioni β devono essere trovate a livello nazionale e locale coinvolgendo le comunitΓ intermedieβ.
La enciclica ribadisce che βil lavoro resta una dimensione fondamentale dellβesperienza umana, non soltanto mezzo di sostentamento, ma luogo di espressione, di relazioni, di contributo alla comunitΓ . Per questo, anche per la chiesa,Β β lβaccesso al lavoro per tutti deve rimanere un obiettivo prioritario delle politiche pubbliche e dei processi economici, criterio di giudizio per valutare la qualitΓ umana di un modello dΓ sviluppoβ.
Eβ un richiamo attualissimo, che interroga direttamente le nostre scelte fondamentali in materia economica e sociale, richiamando una prioritΓ che rischia di essere dimenticata.
Ad esso seguono indicazioni di politica pubblica altrettanto attuali e pertinenti. In questa transizione non basta reagire quando i posti scompaiono , occorre fissare β criteri sociali per la innovazione [β¦] e accompagnare ogni innovazione con scelte verificabili di tutela della occupazione, di riqualificazione e di partecipazione dei lavoratori perchΓ© la tecnologia sia orientata a liberare tempo e capacitΓ umane non a produrre esclusioneβ. Infine serve una responsabilitΓ dβ impresa che includa la qualitΓ e la dignitΓ del lavoro tra gli indicatori di successoβ.
Eβ un appelloΒ a superare la esclusivitΓ dei criteri quantitativi della crescita ,in primisΒ il PIL ,ancora prevalenti nella pratica .
A questo si aggiunge una indicazione impegnativa in termini di politica economica: β non bisogna considerare la ricerca della giustizia sociale un terreno separato eΒ successivo alla produzione della ricchezza [β¦], la giustizia riguarda tutte le fasi della attivitΓ Β economica ,dal reperimento delle risorse al finanziamento dalla produzione al consumo β.
Inoltre β i benefici dellβ innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze ,infrastrutture e servizi essenziali cosΓ¬ che la tecnologia non allarghi il divario fra chi ha e chi non haβ.
Questa sottolineatura richiama unβaltra urgenza nelle nostre scelte di politica pubblica e privata affinchΓ© diano adeguataΒ importanza ad adeguare i sistemi educativi e formativi alle sfide della nuove tecnologie.
Un rischio di queste tecnologie richiamato dallβenciclicaΒ Γ¨ quello del controllo socialeΒ reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dallβ uso di sistemi algoritmici.
Questo rischioΒ Β Γ¨ aggravato da una mentalitΓ tecnocratica che βtende a considerare la persona come oggetto manipolabile o risorsa da ottimizzare β e a tradursiΒ in diverse forme di asservimento legate direttamente alla economiaΒ digitale.
Una parte consistente di questa economia , ricorda il pontefice ,si regge sul lavoro silenzioso di milioni di esseri umani impiegati in attivitΓ poco visibiliΒ ma essenziali, spesso svolti con compensi minimi: una catena di sfruttamento che resta deliberatamente invisibile [β¦], che interroga la coscienza morale del nostro tempoβ e che costituisce βil volto ineditoΒ del colonialismo dei nostri giorniβ.
Il richiamo alla coscienza e alla politica Γ¨ conseguente:Β βLa lotta contro le nuove schiavitΓΉ Γ¨ un banco di provaΒ decisivo per il discernimento etico della IAβ.
Questa mia breve presentazione della enciclica Magnifica Humanitas interroga, come scrive il Pontefice,Β la coscienza di tutti .
PerΒ i giuristi che si occupano di questioni sociali eΒ del lavoro il testo rappresenta motivi di riflessione, anche autocritica, che dovranno essere approfonditi e accompagnarci per molto al fine di fornirci indicazioni preziose da tradurre in azioni coerenti.

