INPS : TFR e TFS, quali sono i termini di pagamento ?

Con la recente circolare n. 30/2026, l’INPS ha fornito un quadro aggiornato e dettagliato sui tempi e le modalità con cui i dipendenti pubblici ricevono il TFS e il TFR. L’intervento si è reso necessario per recepire le ultime novità in materia previste con la Legge di bilancio 2026. Quest’ultima  ha introdotto una rilevante agevolazione per chi maturerà i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2027, riducendo da dodici a nove mesi il periodo di attesa per il pagamento della prestazione. La materia, già oggetto di interventi restrittivi (in particolare con il d.l. n. 78/2010 e il d.l. n. 138/2011), è stata più volte scrutinata dalla Corte costituzionale, che ha ritenuto legittimo il differimento e la rateizzazione, pur sottolineando l’esigenza di una maggiore tempestività nei pagamenti.

Difatti, l’erogazione di queste somme non segue una tempistica unica, ma varia sensibilmente in base al motivo per cui il rapporto di lavoro giunge al termine. La procedura più rapida è prevista per le situazioni di particolare fragilità o urgenza, come la cessazione dal servizio per inabilità o decesso, casi in cui il saldo deve avvenire entro 105 giorni.

Per chi invece lascia il lavoro per aver raggiunto i limiti di età, per la scadenza naturale di un contratto a tempo determinato o per un collocamento a riposo d’ufficio legato all’anzianità massima o alla pensione anticipata, la scadenza dipende dal momento in cui si maturano i requisiti per la pensione.

Se tale traguardo viene tagliato entro il 31 dicembre 2026, l’interessato dovrà attendere dodici mesi prima che si apra la finestra di tre mesi utile al pagamento. Se invece il diritto alla pensione scatta dal 1° gennaio 2027, l’attesa si accorcia a nove mesi, pur mantenendo lo stesso intervallo trimestrale per l’effettivo versamento.

Per ogni altra fattispecie, come le dimissioni volontarie o il licenziamento, i tempi si allungano ulteriormente, prevedendo un periodo di fermo di ventiquattro mesi a cui si aggiungono i consueti tre mesi per la liquidazione.

Oltre alle tempistiche, l’INPS ha ribadito le regole che disciplinano la distribuzione degli importi, che variano in base all’entità complessiva della somma lorda spettante.

Chi deve ricevere una cifra non superiore a 50.000 euro percepirà l’intera prestazione in un’unica soluzione. Qualora invece l’importo sia compreso tra i 50.000 e i 100.000 euro, la liquidazione avverrà in due tranche annuali: la prima sarà pari a 50.000 euro, mentre la seconda coprirà la parte restante. Per le prestazioni che raggiungono o superano la soglia dei 100.000 euro, il pagamento viene invece suddiviso in tre rate annuali, con le prime due fisse a 50.000 euro e la terza a saldo del residuo. In ogni caso, il versamento delle rate successive alla prima avviene sempre a distanza di dodici mesi dal momento in cui è maturato il diritto al primo pagamento.

Un’attenzione specifica è rivolta alle decorrenze dei termini per chi accede alla pensione attraverso canali cosiddetti “speciali”, poiché in questi casi il momento in cui inizia il conteggio per il pagamento non sempre coincide con l’effettiva cessazione dal servizio. Per chi sceglie strumenti come il cumulo contributivo o l’APE sociale, ad esempio, l’attesa per la liquidazione della prestazione inizia a decorrere soltanto dal momento in cui l’interessato raggiunge i requisiti anagrafici previsti per la pensione di vecchiaia.

Il meccanismo cambia leggermente per chi si avvale di misure quali Quota 100, Quota 102 o della pensione anticipata flessibile: in queste situazioni, il termine scatta prendendo come riferimento il requisito più favorevole tra il raggiungimento dell’età anagrafica e quello dell’anzianità contributiva. Per quanto riguarda invece i lavoratori precoci e coloro che appartengono alle categorie dei lavori gravosi, si applica una combinazione dei termini ordinari di dodici o ventiquattro mesi. Il risultato complessivo è un sistema articolato nel quale il cronometro per l’erogazione del TFS o del TFR può attivarsi in un momento diverso, e spesso successivo, rispetto all’uscita definitiva dal mondo del lavoro.

La circolare offre indicazioni specifiche per categorie particolari di dipendenti pubblici come magistrati , professori universitari, per il comparto scuola e per quello della difesa e sicurezza

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