Il centro studi di Assonime ha recentemente pubblicato la Note e Studi n. 5/2025, intitolata “Giustizia e PNRR: risultati conseguiti e sfide per la crescita”. A pochi mesi dalla conclusione del PNRR, prevista per giugno 2026, il sistema giudiziario italiano si trova in una fase cruciale: la sfida principale consiste ora nel trasformare le riforme e gli investimenti già realizzati in risultati strutturali e duraturi. Il Piano ha infatti introdotto un cambio di paradigma significativo, fondato su tre pilastri: obiettivi misurabili; interventi normativi e investimenti in capitale umano e digitalizzazione e riorganizzazione dei processi. Sebbene il bilancio complessivo evidenzi progressi importanti, il quadro non appare ancora del tutto consolidato.
Entrando nel merito, il documento rileva che nel settore penale i target di riduzione dei tempi sono stati formalmente raggiunti; tuttavia, emergono segnali recenti di rallentamento che mettono in discussione la sostenibilità di tali risultati nel lungo periodo.
Situazione più complessa si registra nel settore civile, dove l’obiettivo principale appare difficilmente conseguibile: la riduzione del disposition time si è fermata al 27,8% rispetto al 2019, restando lontana dal target del 40% e mostrando criticità concentrate soprattutto nei Tribunali.
Parallelamente, sul fronte dell’arretrato, se da un lato si registrano risultati positivi nello smaltimento delle pendenze più risalenti, dall’altro il quadro complessivo resta problematico: a partire dal 2024 sono tornate a crescere le nuove iscrizioni e i procedimenti pendenti, segno che il sistema non è ancora in grado di assorbire stabilmente la domanda di giustizia.
Queste difficoltà sono alimentate dalla permanenza di criticità strutturali rilevanti, quali:
- scoperture di organico elevate;
- instabilità dell’Ufficio per il processo;
- digitalizzazione incompleta e spesso inefficiente sul piano operativo;
- ritardi negli interventi di edilizia giudiziaria.
Tali fattori incidono direttamente sulla capacità del sistema di garantire tempi certi e alta qualità delle decisioni.
Per il sistema economico, tuttavia, la questione centrale non riguarda solo la durata dei procedimenti, ma anche la prevedibilità della risposta giudiziaria. L’uniformità interpretativa, la stabilità degli orientamenti e la certezza del diritto sono infatti condizioni essenziali per ridurre il rischio legale, favorire gli investimenti e rafforzare la competitività del Paese.
L’esperienza del PNRR dimostra, dunque, che le riforme processuali non sono da sole sufficienti: occorre un intervento strutturale e continuativo su organizzazione, risorse e qualità della giurisdizione.
In questa prospettiva, sebbene il Piano strutturale di bilancio 2025-2029 rappresenti un primo passo verso il consolidamento delle riforme, esso richiede un ulteriore rafforzamento in termini di governance e continuità delle risorse.
Per rispondere a tali esigenze, Assonime ha individuato alcune priorità strategiche per il futuro della giustizia:
- rafforzare stabilmente il capitale umano e colmare le scoperture di organico;
- consolidare e ampliare l’Ufficio per il processo;
- completare e rendere effettiva la digitalizzazione, anche attraverso il passaggio al cloud;
- rafforzare la funzione nomofilattica della Corte di cassazione per aumentare la prevedibilità delle decisioni;
- incentivare gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie e semplificare le procedure esecutive e concorsuali.
In conclusione, sebbene il PNRR abbia avviato un processo di modernizzazione rilevante, quest’ultimo non è ancora sufficiente a superare i limiti strutturali storici del settore giustizia. La prosecuzione degli interventi oltre la scadenza del Piano rimane dunque essenziale per trasformare definitivamente la giustizia in una leva stabile di crescita, fiducia e competitività per l’Italia.

