Itinerari previdenziali: Fisco e welfare, il 18,8% dei contribuenti versa il 65% dell’IRPEF.

Quasi la metà degli italiani non dichiara redditi e non paga tasse. La popolazione invecchia, la spesa per il welfare cresce e a finanziarla con l’IRPEF è soprattutto una minoranza di contribuenti: quadri, funzionari, dirigenti, pensionati con redditi medio-alti e, in misura minore, autonomi e professionisti. Gli 8 milioni di contribuenti che dichiarano almeno 35 mila euro lordi l’anno versano il 65% dell’imposta. Per contro, oltre quattro residenti su dieci non versano un euro di IRPEF perché minori, senza reddito o contribuenti con imposta azzerata dalla no-tax area.

È questa la grande distorsione del fisco italiano denunciata dall’ultimo Osservatorio Itinerari Previdenziali sulle entrate fiscali, presentato al CNEL nel corso di un convegno promosso in collaborazione con CIDA – Confederazione Italiana Alti Dirigenti e Professionalità.

La fotografia scattata è quella di un Paese caratterizzato da bassa fedeltà fiscale e da elevatissimi livelli di redistribuzione, a propria volta causa e conseguenza di un eccesso di assistenzialismo che sottrae risorse a sviluppo e investimenti, senza neppure riuscire a incidere positivamente sugli indicatori di povertà ISTAT.

Chi paga l’IRPEF

Il totale dei redditi prodotti nel 2024 e dichiarati nel 2025 ai fini IRPEF è stato di 1.076 miliardi, per un gettito generato al netto del TIR (Trattamento Integrativo al Reddito) di 216,24 miliardi di euro: 193,316 per l’IRPEF ordinaria, 16,17 per le addizionali regionali e 6,76 per quelle comunali. Un conto da oltre 200 miliardi che però, come spiega il rapporto, grava sulle spalle di pochi. Nonostante aumentino sia i dichiaranti (42.837.963 persone che hanno presentato una dichiarazione dei redditi) sia i versanti (34.105.072 soggetti che hanno effettivamente corrisposto almeno 1 euro di IRPEF), buona parte del carico fiscale che serve per alimentare welfare e servizi grava su quegli 8 milioni di contribuenti. Di contro, sono circa 24,8 milioni gli italiani che non dichiarano redditi, corrispondendo poco o nulla delle imposte dirette.

Quanto pagano gli italiani in base al reddito

Entrando nel dettaglio delle dichiarazioni dei redditi, chi ha dichiarato fino a 7.500 euro lordi all’anno (ossia quasi otto milioni di contribuenti) ha versato in media 19 euro di IRPEF, cifra che sale a 204 euro per i quasi 7,5 milioni di italiani con un reddito tra i 7.500 e i 15 mila euro.

A seguire ci sono 4,79 milioni di cittadini che dichiarano tra i 15 mila e i 20 mila euro l’anno e versano un’imposta media di 1.773 euro, che si riduce a 1.288 euro se rapportata al numero totale di abitanti. Nel 2024 il costo pro capite per finanziare la sanità è ammontato a 2.347 euro. Dunque, per garantire la sola sanità a questa metà della popolazione occorre che altri cittadini si carichino di una spesa pari a 54,45 miliardi.

Salendo nella fascia con redditi lordi tra 20 e 26 mila euro si contano 6,65 milioni di cittadini, che versano in media 3.284 euro (2.384 euro per abitante), mentre tra 26 e 29 mila euro lordi figurano altri 3 milioni e poco più di versanti, che corrispondono 4.413 euro ciascuno (3.205 euro se rapportati al totale dei cittadini).

In sintesi, gli italiani con redditi fino a 29 mila euro rappresentano il 69,78% del totale e pagano il 21,33% di tutta l’IRPEF, un’imposta complessiva di 46 miliardi, pari a circa un terzo della sola spesa sanitaria. Quanti dichiarano dai 35 mila euro lordi in su rappresentano il 18,78% del totale dei contribuenti e pagano il 65% di tutta l’IRPEF. Tenendo conto anche dei redditi tra i 29 mila e i 35 mila euro (l’11,44% del totale), l’analisi mostra come il 30,22% degli italiani corrisponda il 78,67% dell’IRPEF.

Proseguendo nell’analisi per scaglioni di reddito, seguono coloro che guadagnano tra 35 mila e 55 mila euro (5,33 milioni di persone), i quali pagano 52,6 miliardi di imposta con un versamento medio di 9.815 euro; vi sono poi 1,9 milioni di contribuenti che dichiarano redditi annui compresi tra 55 mila e 100 mila euro, i quali versano 39,75 miliardi di IRPEF per un importo medio di 20.634 euro.

Salendo nelle fasce di reddito più alte, a dichiarare oltre 300 mila euro lordi l’anno (circa 155 mila euro al netto di imposte, contributi e oneri indeducibili) sono solo 58.700 cittadini, lo 0,1% della popolazione italiana. Nel complesso, questa fascia di contribuenti versa il 6,49% di tutta l’IRPEF, per un valore di 14,03 miliardi e un importo pro capite di 238.006 euro: da soli corrispondono più IRPEF dei 27,8 milioni di cittadini con redditi fino a 20 mila euro i quali, in totale, versano 10,84 miliardi. Tra 200 mila e 300 mila euro di reddito si colloca lo 0,21% dei contribuenti (89.558 persone) che paga il 3,63% dell’imposta, e tra 100 mila e 200 mila euro altri 597.357 versanti, che corrispondono 26,2 miliardi di euro, pari al 12,14% del totale.

Complessivamente, dunque, questi tre scaglioni di reddito — cui corrispondono 745.615 persone, l’1,75% dei contribuenti/versanti — pagano il 22,25% dell’imposta. Da Itinerari Previdenziali viene sottolineato che si tratta di “soggetti che, pur dando con le loro imposte un contributo fondamentale al Paese, sono sostanzialmente trascurati da ogni proposta di sindacati e politica, e anzi spesso ‘minacciati’ di ulteriori imposte o tagli, come la patrimoniale”.

L’impatto dell’IRPEF su dipendenti, pensionati e autonomi

L’Osservatorio smonta una certa narrazione che identifica nei dipendenti e nei pensionati le fasce più gravate dalle imposte e, nello specifico, dall’IRPEF. Infatti, il 61,4% dei lavoratori subordinati dichiara redditi fino a 26 mila euro e paga quindi il 12,64% dell’imposta che, per i redditi fino a 15 mila euro, viene sostanzialmente azzerata dal TIR e dalle altre deduzioni o agevolazioni. Il grosso del carico IRPEF (il 79,66%) viene così a gravare sul 29,96% con redditi da 29 mila euro in su e, in particolare, su quel 16,46% che dichiara oltre 35 mila euro, corrispondendo il 63,14%.

Discorso simile per i pensionati: quelli con redditi fino a 26 mila euro lordi annui sono il 66% e versano il 26,64% del totale. Il grosso delle imposte (il 66,19%) grava quindi sui pensionati con redditi dai 29 mila euro in su e, ancora di più, su quelli oltre i 35 mila euro, i quali versano il 49,7% dell’IRPEF pur rappresentando solo il 16,4% del totale.

Per quanto riguarda gli autonomi, infine, sopra la soglia dei 35 mila euro si conta il 36,89% dei contribuenti, che paga quasi tutta l’imposta della categoria: ben l’88,88%. Una situazione di grave squilibrio, difficile da sostenere nel tempo: il totale dell’IRPEF pagata dai lavoratori autonomi è pari a 25,64 miliardi di euro, cioè l’11,86% del totale del gettito 2024, benché la categoria raccolga solo il 5,12% dei contribuenti dichiaranti e circa 600 mila autonomi godano di regimi fiscali agevolati.

Il nodo della sanità e del welfare

Nel 2024 la spesa sanitaria è costata 138,33 miliardi di euro, pari a 2.347 euro per residente: l’IRPEF media la copre solo dai 20 mila euro di reddito in su, soglia superata da poco più della metà dei dichiaranti. L’Osservatorio stima che per garantire la sanità ai 27,8 milioni di cittadini riconducibili a chi dichiara fino a 20 mila euro servano 54,45 miliardi versati da altri contribuenti.

L’assistenza sociale è salita da 73 miliardi nel 2008 a 180,5 miliardi nel 2024, senza una riduzione della povertà relativa e assoluta rilevata dall’ISTAT. Con i 13,5 miliardi del welfare degli enti locali, la spesa complessiva arriva a 332,33 miliardi (circa 5.640 euro per residente), una soglia superata dall’IRPEF media solo a partire dalla fascia tra 29 mila e 35 mila euro. Per coprire queste tre voci sono servite tutte le imposte dirette (IRPEF, IRES, IRAP, ISOST e addizionali), più 7 miliardi di imposte indirette.

Le proposte di revisione

L’analisi dedica infine spazio ai meccanismi di accesso alle prestazioni sociali. Tra le proposte avanzate figurano una revisione dell’ISEE e la creazione di una banca dati centralizzata dell’assistenza, con l’obiettivo dichiarato di indirizzare le risorse verso le famiglie in condizioni di maggiore bisogno e ridurre possibili fenomeni di elusione. Nel 2025, secondo i dati riportati dall’Osservatorio, oltre 10 milioni di nuclei familiari hanno presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) necessaria per ottenere l’ISEE.

Torna in alto