Dinamiche retributive e IRPEF. L’UPB lancia l’allarme.

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio – l’organismo indipendente indicato come la “Istituzione fiscale dello dell’Italia” – ha reso pubblica una sua Nota (n.1/2026) riguardante la dinamica delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti privati in Italia dagli anni Novanta ad oggi, che in particolare analizza il ruolo delle riforme dell’Irpef nel sostenere le retribuzioni nette e nel mitigare le disuguaglianze fra retribuzioni.

Contrariamente a quanto avvenuto nella maggior parte dei Paesi europei, le retribuzioni lorde reali dei lavoratori dipendenti privati italiani sono diminuite.

L’UPB quantifica tale riduzione in circa il 6,6% in termini reali tra il 1990 e il 2026.

Il fenomeno, non riguardando soltanto la media salariale, è stato caratterizzato da  una crescente  dispersione delle retribuzioni; l’aumento del numero dei lavoratori collocati nelle fasce salariali più basse; la diffusione del lavoro ad orario ridotto con conseguente ridimensionamento delle retribuzioni; una crescente segmentazione tra lavoratori stabili e precari.

Secondo la Nota, dunque, il problema italiano non si limita alla bassa crescita delle retribuzioni, ma interessa  anche il progressivo aumento delle differenze retributive generate dal mercato del lavoro.

Il ruolo dell’Irpef: da imposta di finanziamento a strumento redistributivo

La tesi centrale della Nota è che, mentre il mercato del lavoro produce retribuzioni sempre più diseguali, l’Irpef ha progressivamente assunto una funzione redistributiva sempre più intensa.

L’imposta non incide direttamente sulla formazione dei salari, ma modifica il reddito disponibile dopo il prelievo fiscale. Il risultato è che, pur in presenza di salari lordi stagnanti, i salari netti hanno avuto una dinamica migliore grazie a manovre sull’Irpef.  Uno dei dati più rilevanti della Nota riguarda proprio l’indice di redistribuzione assicurato dall’Irpef, passato da 0,028 nel 1990 a 0,065 nel 2026.

Un indice, questo, della capacità redistributiva dell’Irpef più che raddoppiato nel corso degli anni. La Nota, peraltro, non manca di sottolineare i  limiti del modello redistributivo via Irpef. L’Irpef compensa ex post e parzialmente gli squilibri prodotti dal mercato del lavoro, ma non ne elimina le cause.  La capacità redistributiva dell’Irpef è stata ormai utilizzata in gran parte. Ulteriori interventi esclusivamente fiscali produrrebbero benefici sempre più limitati.

Ne deriva una considerazione di rilievo sistematico, che assegna prioritaria importanza a politiche che intervengano direttamente sulla formazione delle retribuzioni attraverso la crescita della produttività, la qualità dell’occupazione, la contrattazione collettiva.

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