Crisi d’impresa : 2025 all’ insegna di una crescita costante delle procedure.

Sul portale istituzionale di UnionCamere è stata resa disponibile la nuova edizione dell’Osservatorio semestrale sulla crisi di impresa, strumento che, su base periodica, elabora i dati tratti dal Registro delle imprese relativi alle principali procedure disciplinate dal Codice della Crisi e dell’Insolvenza. L’indagine offre una lettura coordinata delle procedure concorsuali, degli strumenti stragiudiziali e degli altri istituti previsti per la regolazione della crisi, con particolare riguardo alle aperture delle procedure. Questa quarta rilevazione concentra le analisi sull’anno 2025. Dalla lettura complessiva emerge un sistema che opera secondo una dinamica differenziata: da una parte si registra un deciso consolidamento dell’impiego degli strumenti negoziali, in particolare della composizione negoziata; dall’altra continua ad avere un peso significativo la liquidazione giudiziale, indicatore di un tessuto economico che non ha ancora superato le tensioni strutturali emerse negli ultimi anni.

La composizione negoziata come fulcro degli strumenti stragiudiziali – Il numero di procedure aperte complessive risulta in crescita costante , passando da un valore totale di 9.583 nel 2023 al valore di 11.660 nel 2024, fino a raggiungere il numero di 13.470 nel 2025 con un incremento rispetto all’anno precedente di 15,5%.

Ma il dato più rilevante dell’Osservatorio riguarda la composizione negoziata della crisi, che si conferma il principale strumento di gestione anticipata delle difficoltà aziendali. Nel quadriennio 2022 2025 il ricorso a questo istituto mostra una progressione costante: dopo quasi 600 istanze nel 2023 e 1.048 nel 2024, nel 2025 risultano avviate 1.776 procedure di composizione negoziata. L’aumento rispetto all’anno precedente è pari al 69 percento, un incremento considerato dall’Osservatorio espressione di un utilizzo ormai stabile e sistematico del meccanismo negoziale introdotto dal Codice della Crisi.

I dati aggregati consentono di delineare il profilo delle imprese che fanno ricorso alla composizione negoziata. La maggioranza appartiene alla categoria delle società di capitali, che rappresentano il 79 percento del totale. Sotto il profilo dimensionale, le microimprese con un numero di addetti compreso tra 0 e 9 costituiscono il 44,5 percento dei soggetti richiedenti, mentre le piccole imprese con una forza lavoro tra 10 e 49 addetti raggiungono il 40,6 percento.

Particolare rilievo assume l’aumento della dimensione media delle imprese coinvolte. Il numero medio di addetti si attesta intorno a 40 unità e il valore medio della produzione supera i 16 milioni di euro, in significativo rialzo rispetto alle precedenti rilevazioni. Si evidenzia così una progressiva estensione dello strumento anche a realtà imprenditoriali più strutturate, con un impatto più rilevante in termini occupazionali e di volume di affari.

Si può pertanto osservare che, nel tempo, cresce in modo costante la dimensione media delle imprese che optano per la composizione negoziata, sia quanto al valore della produzione sia quanto al numero di addetti.

Distribuzione settoriale e territoriale – Anche la composizione per settori economici mostra un quadro preciso. Le imprese manifatturiere costituiscono il 28,6 percento delle richiedenti, seguite dalle imprese del commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 21 percento e dal comparto delle costruzioni, che rappresenta il 10,2 percento. L’infografica predisposta per il 2025 evidenzia inoltre una concentrazione territoriale in specifiche aree del Paese, in particolare nelle regioni caratterizzate da maggiore densità imprenditoriale e da un tessuto economico più dinamico. Tra queste si segnalano Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia Romagna e Lazio, che assorbono una quota significativa delle procedure avviate.

Il ruolo del concordato semplificato nel percorso negoziale – Accanto alla composizione negoziata, l’Osservatorio dedica attenzione al concordato semplificato, che, pur presentando ancora numeri più contenuti, registra una progressione costante e assume crescente interesse sistematico. Le domande passano da 85 nel 2024 a 143 nel 2025, con una crescita del 68 percento. Il dato resta minoritario rispetto alle altre procedure, ma suggerisce che il concordato semplificato stia gradualmente assumendo una funzione ben definita come possibile esito del percorso di composizione negoziata non concluso con un accordo soddisfacente.

In questa prospettiva, il concordato semplificato si va configurando come strumento complementare alla composizione negoziata, destinato ad offrire un canale di regolazione della crisi quando la trattativa con i creditori non giunge a un esito condiviso, ma permane l’interesse alla conservazione, anche solo parziale, del complesso aziendale o alla definizione ordinata del passivo.

Accordi di ristrutturazione e concordato preventivo – Il confronto con gli altri strumenti disciplinati dal Codice della Crisi evidenzia linee di tendenza differenziate. Gli accordi di ristrutturazione dei debiti rimangono sostanzialmente stabili, con 348 aperture nell’anno 2025, segno di una domanda che si mantiene costante e che individua in questo istituto una soluzione negoziale tipicamente utilizzata da imprese con una struttura debitoria particolarmente articolata o con una presenza significativa di creditori istituzionali.

Il concordato preventivo, invece, conferma la ripresa già osservata nel 2024. Nel 2025 le aperture raggiungono quota 895, vale a dire 133 procedure in più rispetto all’anno precedente. Questo andamento suggerisce che il concordato preventivo continui a rappresentare una via di regolazione giudiziale della crisi, soprattutto per le situazioni in cui è necessario un forte intervento del tribunale nella gestione del rapporto con la massa dei creditori e nella tutela dell’interesse concorsuale complessivo.

La crescita della liquidazione giudiziale – In parallelo alla diffusione degli strumenti negoziali e al recupero delle procedure concorsuali di tipo conservativo, l’Osservatorio registra un ulteriore incremento della liquidazione giudiziale. Nel 2025 le procedure avviate raggiungono le 9.869 unità, con un aumento del 7,2 percento rispetto al 2024. Nella lettura proposta dalla rilevazione, questo dato costituisce un segnale di persistente fragilità del contesto economico generale e di un numero ancora elevato di situazioni in cui il deterioramento aziendale risulta tale da non consentire soluzioni diverse dalla disgregazione del patrimonio e dalla soddisfazione dei creditori in chiave liquidatoria.

La coesistenza di una crescita marcata della composizione negoziata e di un incremento, seppur più contenuto, delle liquidazioni giudiziali, mostra un sistema nel quale la funzione di allerta e di gestione anticipata della crisi non è ancora pienamente in grado di intercettare tutte le situazioni in fase precoce. Una quota significativa di imprese continua infatti ad accedere agli strumenti del Codice della Crisi solo in una fase avanzata di difficoltà, quando la tenuta economica e finanziaria risulta già gravemente compromessa.

Un sistema in evoluzione tra prevenzione e liquidazione – L’Osservatorio semestrale di UnionCamere si conferma uno strumento conoscitivo indispensabile. Attraverso il monitoraggio costante del Registro delle Imprese, esso fornisce i dati necessari per comprendere le reali dinamiche del Codice della Crisi, offrendo a operatori economici e professionisti spunti di riflessione per orientare le proprie scelte operative.  Dal rapporto emerge come la composizione negoziata si sia ormai affermata come l’istituto stragiudiziale di riferimento, trovando applicazione con frequenza crescente anche presso realtà aziendali di grandi dimensioni. Parallelamente, il concordato semplificato — pur con numeri ancora contenuti — sta definendo un proprio spazio operativo preciso, ponendosi come lo sbocco naturale per quei percorsi negoziali che non approdano a una soluzione consensuale. Tuttavia, il persistere e l’ulteriore incremento delle liquidazioni giudiziali evidenziano una criticità ancora aperta: la necessità di anticipare l’emersione della crisi. La sfida principale resta quella di intervenire tempestivamente, evitando che il deterioramento del patrimonio aziendale renda inevitabile il ricorso a procedure puramente liquidatorie.

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