Le agenzie per il lavoro si confermano snodo strategico per la ricerca di un nuovo impiego e formazione: percorsi di base, specialistici e on the job aumentano le opportunità di lavoro e favoriscono la stabilizzazione. Tale evidenza emerge dal rapporto Censis-Assosomm (Associazione italiana delle Agenzie per il lavoro) sul lavoro in somministrazione, presentato ieri alla Camera.
In Italia nel 2024 sono stati attivati oltre 1,36 milioni di contratti di somministrazione, pari al 10,3% del totale dei rapporti di lavoro, con una quota che si mantiene stabile anche nel 2025. E non è solo lavoro temporaneo: nel 2024, il 4,7% dei contratti è stato a tempo indeterminato, mentre le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato sono cresciute del +1,7% nei primi 9 mesi del 2025 rispetto all’analogo periodo del 2024.
Il settore dei servizi si conferma trainante, assorbendo il 70% delle missioni attivate; l’industria rappresenta il secondo comparto, con il 30%. A fine settembre 2025, un terzo dei contratti di somministrazione è stato sottoscritto da lavoratori stranieri (33,5%), con picchi nel Nord Est (44,2%) e Nord Ovest (37,5%). La somministrazione si conferma canale privilegiato per i giovani: il 27,6% dei rapporti attivati riguarda under24 e il 27,7% la fascia 25-34 anni (gennaio-settembre 2025).
Molto forte anche la presenza degli stranieri: un terzo dei contratti (33,5%) riguarda lavoratori non italiani. La quota sale al 44,2% nel Nord-Est e al 37,5% nel Nord-Ovest, segno della forte domanda di manodopera nelle aree più industrializzate del Paese.
Accanto ai giovani cresce anche la presenza delle fasce più mature. Il rapporto segnala infatti che la somministrazione sta diventando una modalità di impiego sempre più accessibile anche per gli over 55, segno che la ricollocazione tramite agenzia non riguarda più soltanto l’ingresso nel lavoro ma anche il rientro o il prolungamento delle carriere lavorative.
Il dossier dedica infine uno spazio alla domanda di nuove competenze, soprattutto nel campo digitale. Secondo l’analisi citata nel rapporto, il 50% dei responsabili IT delle grandi imprese occidentali segnala la mancanza di competenze per utilizzare strumenti di intelligenza artificiale nella cybersicurezza. Un ambito che potrebbe diventare una delle nuove aree di formazione e inserimento per i lavoratori in somministrazione.


