Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto nei confronti di Amazon disponendo lo stop a pratiche ritenute riconducibili a una forma di schedatura dei lavoratori, con riferimento ai sistemi di raccolta e trattamento dei dati utilizzati nei centri logistici e nelle strutture operative. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle verifiche sulle modalità con cui le grandi piattaforme gestiscono informazioni relative alla produttività, alle performance individuali e ai comportamenti del personale.
Al centro dell’attenzione dell’Autorità vi sarebbe l’utilizzo di strumenti tecnologici in grado di monitorare in maniera dettagliata le attività dei dipendenti, attraverso dispositivi digitali, software gestionali e sistemi di tracciamento. L’evoluzione dei modelli organizzativi, soprattutto nella logistica e nell’e-commerce, ha portato a un ricorso crescente a tecnologie di controllo che consentono di misurare tempi, pause, ritmi e risultati delle operazioni. Tali strumenti, se non correttamente regolati, possono entrare in conflitto con i principi di proporzionalità e minimizzazione dei dati previsti dalla normativa europea sulla privacy.
Il Garante ha richiamato l’attenzione sull’esigenza che il trattamento dei dati personali dei lavoratori avvenga nel rispetto del Regolamento generale sulla protezione dei dati e delle norme nazionali in materia di controllo a distanza. La raccolta sistematica di informazioni individuali deve essere giustificata da finalità specifiche e legittime, evitando la creazione di archivi dettagliati che possano configurarsi come forme di profilazione eccessiva. La tutela della dignità e della libertà dei lavoratori rappresenta un principio cardine nell’equilibrio tra innovazione tecnologica e diritti fondamentali.
Amazon, come altre grandi aziende della logistica e del commercio online, ha investito in sistemi avanzati di gestione delle operazioni per ottimizzare efficienza e tempi di consegna. L’automazione e la digitalizzazione dei processi comportano inevitabilmente la raccolta di dati operativi, ma l’Autorità sottolinea la necessità di limitare tali trattamenti a quanto strettamente necessario. Il confine tra monitoraggio funzionale all’organizzazione del lavoro e controllo invasivo può risultare sottile, rendendo essenziale un quadro regolatorio chiaro.
Il provvedimento si inserisce in un contesto europeo in cui la protezione dei dati personali è considerata elemento centrale nella regolazione delle piattaforme digitali. La gestione delle informazioni relative ai dipendenti è un tema particolarmente sensibile, poiché coinvolge rapporti di subordinazione e potenziali asimmetrie di potere. L’Autorità ha evidenziato che eventuali sistemi di valutazione automatizzata delle performance devono rispettare criteri di trasparenza e non discriminazione.
La decisione del Garante rappresenta un segnale rivolto non solo ad Amazon ma all’intero settore, in un momento in cui l’intelligenza artificiale e gli algoritmi stanno trasformando l’organizzazione del lavoro. Le imprese sono chiamate a conciliare esigenze di efficienza e tutela dei diritti, adottando misure tecniche e organizzative adeguate per garantire la conformità alle norme sulla privacy. Il tema della tracciabilità delle attività lavorative si colloca al crocevia tra innovazione, produttività e protezione dei dati.
Il confronto tra autorità di controllo e grandi operatori tecnologici evidenzia la necessità di un dialogo costante per definire standard condivisi. L’intervento del Garante sottolinea come la digitalizzazione dei processi aziendali non possa prescindere dal rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento, ponendo al centro la tutela dei lavoratori nell’era della trasformazione digitale.
