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Congedo parentale paritario. La Camera boccia la proposta di legge


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La commissione Bilancio della Camera ha detto no alla proposta di legge A.C. 2228 promossa dalle opposizioni per rendere paritari i congedi  tra madri e padri. L’ iniziativa mirava da un lato ad aumentare l’ indennità di maternità e dall’ altro a equiparare i mesi di sospensione dal lavoro per entrambi i genitori. 

Disciplina dei congedi e proposte - In Italia i congedi che possono essere fruiti dai genitori sono di tre tipi :

  • la maternità obbligatoria, prerogativa esclusiva delle donne con congedo di cinque mesi retribuiti all’80%. Diversi  contratti collettivi nazionali portano la retribuzione all’80% della maternità al 100% tramite contributi aziendali ;
  • la paternità obbligatoria, dedicata agli uomini con un congedo di dieci giorni utilizzabile tra i due mesi prima e i cinque mesi dopo la nascita del bambino retribuiti al 100%;
  • i congedi parentali, facoltativi, dura 10 mesi da distribuire sui due genitori, di cui tre dedicati a ciascuno, retribuiti tra l’80% e il 30%, man mano che vengono utilizzati. I mesi sono undici se il padre si astiene dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi.

La proposta di legge  prevedeva di modificare il Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, superando la differenza di disciplina tra congedi di paternità e di maternità obbligatori grazie all’introduzione di un congedo di paternità paritario.

In particolare, i padri avrebbero potuto usufruire di un congedo di 5 mesi, spendibili fino a 18 mesi dopo la nascita del figlio. L’indennità sarebbe stata sempre del 100%, così come sarebbe stata aumentata al 100% anche quella della maternità.  

La proposta puntava ad un riequilibrio effettivo, incentivando i congedi per i padri e coprendo integralmente i periodi, per favorire l’occupazione femminile e ridurre il gender gap all’ indomani del recepimento della direttiva su parità e trasparenza retributiva. Secondo l’Istat, in Italia, solo il 32% dei padri usa il congedo rispetto al 97% delle madri, aggravando il divario retributivo del 5% annuo stimato dall’Ocse.

Per coprire le spese derivanti dall’attuazione della legge, la proposta prevedeva uno stanziamento di tre miliardi di euro all’anno a partire dal 2025, grazie ai risparmi di spesa e alle maggiori entrate derivanti dalla rimodulazione e dall’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi SAD ( un esempio di SAD era l’accisa più bassa – poi parificata dal governo a partire dal 1° gennaio – per il diesel rispetto a quella sulla benzina ).  

Il nodo delle coperture – La bocciatura del provvedimento, motivata dai rilievi della relazione tecnica stilata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e della verifica fatta sulla relazione dalla Ragioneria generale dello Stato, non chiude il dibattito destinato invece a ritornare di estrema attualità nel corso dei prossimi mesi.

Secondo la relazione tecnica stilata dalla Ragioneria, i fondi individuati dalla proposta delle opposizioni non  sarebbero stati sufficienti a coprire le spese derivanti dalle maggiori tutele previste dalla proposta di legge “formulata in termini meramente programmatici facendo riferimento alla rimodulazione o alla soppressione di misure indeterminate per far fronte a oneri certi e qualificati. “ 

Secondo la Ragioneria la proposta  avrebbe comportato costi per 3,7 miliardi di euro nel 2026, in crescita negli anni successivi fino a 4,6 miliardi di euro annui dal 2035, calcolando solo i costi relativi a lavoratori e lavoratrici iscritti all’INPS.  

Un occasione persa ? - Il nodo delle coperture economiche non sembra rappresentare uno scoglio insormontabile. Sebbene i rilievi tecnici abbiano bloccato l'iter, esiste la possibilità concreta che il provvedimento venga riproposto già in occasione della prossima legge di bilancio o, in alternativa, con la prossima legislatura.  

Il dibattito si inserisce in un contesto in cui l’Italia continua a occupare le ultime posizioni in Europa in materia di equità dei congedi tra genitori. Mentre il nostro sistema fatica a trovare un equilibrio finanziario, paesi come la Spagna , la Francia , la Germania o la Svezia offrono già modelli consolidati con coperture economiche al 100% e durate decisamente più ampie.  

 Per riprendere i precedenti esempi, in Spagna i congedi sono stati recentemente equiparati  , riconoscendo 16 settimane sia alle madri che ai padri, non trasferibili e retribuite al 100%. Nei paesi nordici, come la Svezia, vengono garantiti quasi 500 giorni di congedo da dividere tra i genitori, con quote riservate ai padri, mentre la  Francia offre 28 giorni di congedo paternità di cui 7 obbligatori.  

Questi aspetti confermano la necessità di nuove politiche strutturali a sostegno della genitorialità. L'attuazione di una reale parità nei tempi di cura non contribuisce esclusivamente al benessere del nucleo familiare, ma agisce come motore per l'occupazione femminile, contribuendo a scardinare i pregiudizi di genere che ancora limitano il mercato del lavoro.

Questa visione lungimirante appare dunque indispensabile per stimolare la crescita economica e assicurare la sostenibilità di una società che sia, al contempo, più equa e inclusiva.

WST Law & Tax