Giovedì 5 febbraio il Consiglio dei ministri è chiamato a esaminare lo schema di decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza salariale, la n. 2023/970, pensata per rafforzare in modo strutturale il principio della parità retributiva tra uomini e donne che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore. Il provvedimento si inserisce nel percorso di attuazione degli impegni europei e ha come obiettivo centrale la riduzione del gender pay gap e il contrasto alle discriminazioni salariali, intervenendo già nelle fasi iniziali del rapporto di lavoro, a partire dai processi di selezione e dagli annunci di assunzione. Il testo approda in Cdm per una prima valutazione, mentre l’iter di esame e confronto proseguirà nelle settimane successive, con una discussione formale attesa entro la metà del mese; resta fermo il termine del 7 giugno 2026, entro il quale l’Italia dovrà completare il recepimento della direttiva, come previsto dal diritto europeo.
Un punto qualificante del decreto riguarda il rafforzamento del diritto all’informazione dei lavoratori, che potranno richiedere al datore di lavoro, anche tramite le rappresentanze sindacali, dati scritti sui livelli retributivi medi suddivisi per genere, riferiti a chi svolge lo stesso lavoro o attività considerate di pari valore, con l’obbligo per l’azienda di rispondere entro due mesi. Questo meccanismo punta a rendere più trasparenti e verificabili le dinamiche salariali, anche sul piano individuale. Cambiano, inoltre, le regole nella fase di reclutamento: le offerte di lavoro e le procedure di selezione dovranno indicare in modo chiaro la retribuzione prevista o almeno una fascia salariale, mentre sarà vietato chiedere ai candidati informazioni sulla retribuzione percepita in precedenza, per evitare che disuguaglianze pregresse si riflettano nelle nuove assunzioni.
Un ruolo centrale nel recepimento italiano è attribuito alla contrattazione, chiamata a definire criteri di classificazione professionale, inquadramenti e parametri retributivi coerenti con le nuove regole europee, tema sul quale dovrebbe concentrarsi una parte rilevante del confronto politico e tecnico. Il decreto introduce anche obblighi specifici per le imprese, che dovranno produrre e pubblicare report sul divario retributivo di genere; qualora emerga uno scostamento superiore al 5 per cento non giustificato da criteri oggettivi e neutrali, scatteranno procedure di valutazione congiunta con le rappresentanze dei lavoratori. Gli adempimenti saranno più stringenti per le aziende di maggiori dimensioni, con rendicontazioni periodiche, mentre per le imprese più piccole sono previste modalità semplificate, in particolare per quelle sotto i 50 dipendenti.
Nel complesso, il recepimento della direttiva apre nuove potenziali tutele per lavoratrici e lavoratori, ma l’efficacia delle misure dipenderà da come verranno sciolti alcuni nodi cruciali, tra cui la definizione operativa di “lavoro di pari valore” e il coordinamento tra le disposizioni di legge e il ruolo della contrattazione collettiva e dei sindacati.
