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Tribunale di Mantova: sussiste un diritto allo smart-working solo se è compatibile con le mansioni ricoperte


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Con il decreto n. 1054 del 26.06.2020, il Tribunale di Mantova afferma che il c.d. Decreto Rilancio ha previsto un diritto allo svolgimento della prestazione in smart-working che non può essere considerato assoluto, essendo subordinato alla compatibilità delle mansioni ricoperte con il lavoro agile.

Il fatto affrontato

Il lavoratore, dipendente di una società di parcheggi, ricorre giudizialmente, ex art. 700 c.p.c., al fine di chiedere lo svolgimento, con effetto immediato e sino alla cessazione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, della propria prestazione in modalità di lavoro agile.
Nel costituirsi in giudizio, l’azienda datrice deduce l’incompatibilità delle mansioni ricoperte dal ricorrente (visite presso i parcheggi per incontrare i referenti tecnici; supporto alla gestione della salute e sicurezza in azienda in qualità di RLS; sopralluoghi tesi alla valorizzazione e salvaguardia dei beni aziendali) con il regime di smart-working, tenuto conto anche che lo stesso svolge alcune attività, volte al superamento delle emergenze, che devono essere quotidianamente gestite in sede mediante il confronto con altre figure.

Il decreto

Il Tribunale di Mantova rileva, preliminarmente, che l’art. 90 del c.d. Decreto Rilancio (D.L. 34/2020) non riconosce un diritto assoluto allo svolgimento della prestazione in regime di smart-working.

Per il decreto, la suddetta norma prevede, infatti, che condizione necessaria per avvalersi del diritto a svolgere l’attività in lavoro agile, sia la compatibilità di tale modalità con le caratteristiche proprie delle mansioni affidate al dipendente.

Secondo il Giudice, ciò vale anche nell’ipotesi in cui il lavoratore abbia, come nel caso di specie, un figlio minore di 14 anni e questo è sufficiente per ritenere non sussistente il requisito del fumus boni iuris.

In ordine all’altro requisito del periculum in mora, la pronuncia in commento non ravvisa alcun pericolo imminente ed irreparabile a fronte del fatto che il ricorrente è stato chiamato a svolgere la prestazione in sede solo per due giorni a settimana, durante i quali la moglie dello stesso, lavorando in smart-working, può accudire la figlia dodicenne.

Su tali presupposti, il Tribunale di Mantova rigetta il ricorso del dipendente, affermando la correttezza della condotta datoriale.

A cura di Fieldfisher